#MarriageEquality (= ognuno sposa chi gli piace)

di Marina Viola

Attualità
#MarriageEquality (= ognuno sposa chi gli piace)

Prima di entrare nel merito del dibattito, è importante capire che gli Stati Uniti hanno due diverse giurisdizioni: la prima è federale, formata cioè da leggi che tutti gli Stati devono seguire, che rimandano alla Costituzione, scritta nel 1787. A capo di questa c’è il governo, i cui giudici, appuntati dal presidente, sono rappresentati dalla Corte Suprema. Poi ci sono i diversi Stati (cinquanta) che hanno le loro leggi: per esempio alcuni bannano la pena di morte, altri no; alcuni (sette) supportano il matrimonio di coppie omosessuali e altre no.

L’ultimo dei tanti dibattiti su DOMA (Defense of Marriage Act, che stabilisce che il matrimonio può essere valido solo tra coppie eterosessuali, approvato dalla corte suprema nel 1996) scaturisce da un caso giuridico dello stato di New York: Edith Windsor e Thea Spyder sono state compagne per 42 anni, e nel 2007 si sono sposate. Alla morte di Thea, Edith eredita i beni della moglie, ma deve pagare una tassa di successione di 363 mila dollari. La tassa di successione in America è abolita nei matrimoni, per cui in teoria lei non dovrebbe pagarla. Ma siccome il suo matrimonio non è accettato dal potere federale, a cui si pagano le tasse, la signora Windsor perde la causa, e i suoi avvocati chiedono alla corte suprema di decidere chi ha ragione.

La situazione propone un’ambigiutà di fondo: dal punto di vista statale il matrimonio tra Edith e Thea è legale (visto che lo stato di New York supporta matrimoni omosessuali), ma dal punto di vista federale non è valido.

Ci sono più di mille leggi fedrali che attribuiscono benefici a coppie sposate eterosessuali, ma DOMA esclude questi benefici coppie dello stesso sesso sposate legalmente. Il quattordicesime emendamento della Costituzione garantisce protezione a tutti i cittadini americani, senza distinzioni di sesso, dibatte Roberta Kaplan, avvocatessa della signora Windsor. I sostenitori di DOMA non sono ancora stati in grado di giustificare il motivo di un trattamento differente nei confronti delle coppie gay legalmente sposate, e pone dunque il quesito mettendolo su un piano di incostituzionalità.

I sostenitori di DOMA, d’altro canto, definiscono il matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna: è un una definizione tradizionale di unione con cui si è convissuti per duemila anni, spiegano, e non si conoscono le conseguenze sociale ed economiche di un cambiamento di tale tradizione. Inoltre, pongono la procreazione al centro del dibattito. Traduco una dichiarazione rilasciata da un rappresentante opposto al cambiamento: “Il motivo principale della definizione di matrimonio è legato alla struttura sociale al centro della quale si pone la natura procreativa di un uomo e una donna”. È questa, conclude, la differenza fondamentale tra matrimoni di coppie eterosessuale e omosessuali, ed è questa la giustificazione razionale data per appoggiare un trattamento ingiusto nei confronti delle coppie diverse secondo la legge federale. 

Certo è, aggiungo io (ma poi che ne so io?) che ci sono persone anziane che si sposano: allora vogliamo negare anche a loro il diritto di sposarsi perché non hanno più le capacità biologiche di procreare? Oppure dovremmo far fare degli esami di fertilità alle coppie che richiedono di sposarsi?

E comunque sia, la realtà è che negli Stati Uniti ci sono milioni di bambini figli di coppie omosessuali: esistono, sono vivi, vegeti, e confusi da queste regole ingiuste nei loro confronti e nei confronti dei loro genitori.

Ieri io non ho cambiato la mia foto su Facebook, perché mi piace la mia di quando ero piccolina con mio padre che mi dà un bel bacione. Ma spero che invece della foto si cambi un po’ il modo di ragionare, e si mettano da parte tradizioni antiche, perché grazie a Dio in duemila anni la società è cambiata. Per il meglio, dal punto di vista dei diritti umani. Siamo sulla buona strada.