Indie a primavera (2020) parte 1

di L'Alligatore

News - Recensioni

Hibou Moyen – Lumen

Terzo disco per Hibou Moyen, giovane cantautore “a parte”, che con Lumen fa il suo lavoro migliore. Tra umorismo nero e testi sfrontati, tra Tenco o Endrigo e Charles Bukowski, un rock cantautorale dinamico, un po’ folk, un po’ psichedelico. Erotismo e malinconia ben dosate, chitarre roventi, mitici hammond, rhodes, mellotron, per undici pezzi che colpiscono forte. Niente minimalismo, niente rinunce, ma un alzare sempre la posta, portando in fondo pezzi molto elaborati, dal pop psichedelico beatlesoniano “Uragano” (primo singolo) al finale panico, che più finale di così non si può, “La preghiera dei lupi”. Evanescente e fisico allo stesso tempo, come il nostro miglior rock di sempre.

Licantropy – Extrabiliante

Extrabiliante dei Licantropy è un disco veramente extrabiliante a partire dalla strana e perturbante copertina. I Licantropy sono tre, anzi quattro, perché bisogna tenere a mente l’autore della copertina, Self, che si occupa del lato grafico, dalle copertine, appunto, alle locandine, video, artwork. Sono Tom Wolf (chitarra e ululati), Royal Albert Wolf (organo e ululati), Luke Skywolfer (batteria e ululati), e provengono dall’underground più vero e puro (da Captain Mantell a Waterproff, Il Teatro degli Orrori, Industria Onirica, LAD, solo per fare alcuni nomi). La loro è musica psichedelica, che sconfina nel pop e nel rock’n’roll, omaggi, anche nel modo di vestire, al cult di Robert Rodriguez “Dal tramonto all’alba”, ironia e magia. Al secondo disco, ma sembrano dei veterani… anzi, lo sono.

Filippo Cosentino – Baritune

Conosco da anni Filippo Cosentino, esponente di spicco del nuovo jazz italico, e non mi ha mai deluso. Prodotti sempre molto curati, un fare le cose bene e quasi sempre da solo. Come questo nuovo album, Baritune, omaggio fin dal titolo alla chitarra baritona, della quale il musicista piemontese è maestro. Acustica ed elettrica, suonata da solo o insieme, come fosse un basso elettrico. Dodici pezzi che incantato, originali o personali interpretazioni di nomi quali Bruno Martino, Pat Metheny, Victor Young, George Friederic Handel. Dai campi di grano che uniscono il nostro paese allo scrittore-mito J.D. Salinger, ricordato in un pezzo magnifico, l’immortale “Estate” di Sergio Martino, la metafisica “One Quiet Night” di Pat Metheny… Virtuosismo puro.

Marsico / Di Trapani – The Greatest Nots

È sempre bello tenere tra le mani un vinile, come questo poi, coloratissimo e anarchico. Sto parlando di The Greatest Nots, di Maurizio Marsico e Stefano Di Trapani, dato alle stampe per Plastica Marella. L’uomo uscito vivo dagli anni Ottanta, assieme a uno dei nomi più importanti del nuovo alternative italico, hanno fatto un album stupefacente. In vinile (300 copie limitate), ma ovviamente ascoltabile su qualsiasi supporto web (anche se non è la stessa cosa), The Greatest Nots è dinamite pura. Un concentrato acido di emozioni, una narrazione distopica, gli anni Ottanta fortunatamente diversi da come li abbiamo conosciuti, l’incontro intragenerazionale che aspettavamo da sempre. Tra avanguardia e finti jingle, ricordi nostalgici d’infanzia, elettronica sopraffina e pop esplosivo. E alla fine si scopre che Stefano Tamburini è vivo.

Il silenzio delle vergini – Fiori recisi

Fiori recisi siamo noi, tagliati dal grembo materno quando nasciamo. Questo il concetto base del disco de Il Silenzio Delle Vergini, che l’hanno intitolato così non a caso. Pessimismo cosmico a segnare un’epoca. Fiori Recisi è uscito ufficialmente il 6 marzo 2020, la band vive in Lombardia, tra le zone più colpite dal coronavirus, e in tutto il disco si sente il malessere di questa situazione. Ovviamente è casuale (anche se nulla accade a caso), le canzoni sono nate prima di questa situazione drammatica, ma … pulsioni elettroniche, un male di vivere in vari contesti, storie torbide tra sesso, morte, vita. Canzoni non cantate ma dialoghi, spesso lui/lei. Un modo molto originale di proporsi, sia nei testi, sia nella musica, sia nelle immagini. È una produzione I Dischi del Minollo e (R)esisto.

Fontanablu – Fontanablu

Vengono da Verona i Fontanablu, hanno suonato in molti gruppi del più puro underground italico (Klein Blue, Korg, C+C= Maxigross, Orchestra Interculturale Mosaika …) per trovarsi insieme in questa formazione nel 2019 ed esordire con questo ep omonimo oggi. Sono tre ragazze e un ragazzo, sembrano usciti da una striscia dei Peanuts, sia per l’ironia, sia per la poesia e il modo di proporsi. Solo sei brani nell’ep, ma che mettono in mostra molte belle cose. Cose tra il cantautorale e il prog-western, il pop intimista e psichdelico, anzi, piscomagico per dirla alla Jodorowsky. Due chitarre rock, la batteria a dare il ritmo, le tastiere acide e una voce di uomo a cantare divertenti bozzetti che vi ritroverete subito a cantare anche voi.