Marvel’s Hero Project, i supereroi veri

di Michele R. Serra

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Marvel’s Hero Project è qualcosa di diverso dal solito tran tran Marvel. Dunque, cominciamo dall’inizio: come sapete la Marvel è oggi parte dell’azienda Disney, che si è pappata gli Avengers ormai da qualche anno. La casa di Topolino ha appena lanciato Disney+, il suo servizio di streaming che (ovviamente) ha fame di contenuti. Ora, i contenuti di queste piattaforme non comprendono solo fiction, quindi film e serie Tv classiche, ma devono andare a coprire tutti gli angoli di un’offerta televisiva “classica”, quindi anche tanta cosiddetta non-fiction: documentari principalmente, e poi i cosiddetti factual, che sono trasmissioni che raccontano fatti veri, più o meno, come dire, “pettinati” per risultare interessanti per la televisione. Ovviamente si va da quelli che sono molto molto fasulli tipo quelli sui ristoranti, la vendita di immobili eccetera, a quelli un po’ più veri, tipo questo Marvel’s Hero Project.

Cos’è Marvel’s Hero Project?

Marvel’s Hero Project consiste praticamente nel raccontare una storia di ragazzi che hanno fatto o stanno facendo qualcosa di straordinario, qualcosa di buono, qualcosa che porta a un progresso della loro comunità, se non dell’umanità in generale. Quindi non ci sarà il dodicenne che ha vinto i campionati nazionali di atletica, ma ad esempio: una ragazza senza un braccio capace di mettere in piedi un progetto che si occupa di sviluppare design inclusivo. Cosa vuol dire design inclusivo? Semplicemente che può essere usato da tutti: avete presente quegli stupidi dispenser di salviette che ci sono in molti bagni, dove c’è scritto “tirare con due mani”? Ecco, non dare per scontate le due mani è un esempio di design inclusivo. Ma non è che Marvel’s Hero Project si occupi solo di persone che superano una disabilità fisica: la seconda puntata ad esempio è centrata su un ragazzo che costruisce eventi pubblici per spiegare agli altri bambini che non devono accettare la violenza, e che possono cambiare il mondo.

Oltre al racconto di queste storie ispirazionali, l’idea della serie è che gli sceneggiatori e i disegnatori della Marvel lavorino su un fumetto che trasformi i ragazzi in supereroi. Poi organizzano la consegna di una specie di costume e di questo fumetto in una situazione pubblica, e il gioco è fatto.

Com’è Marvel’s Hero Project?

Ora, è ovvio che il prodotto finito uno può dire che sia qualcosa di melenso, che sia comunicazione da canale televisivo tematico non di altissima qualità. Soprattutto si può dire che il marchio Marvel sia un po’ appiccicato in modo pretestuoso su queste storie. Però.

Se questi racconti semplici riescono comunque a fare presa su qualcuno che li guarderà solo perché hanno il marchio Marvel, bè è comunque un’operazione che può avere delle ricadute positive. Poi, per carità, tutto si può criticare: personalmente mi sarebbe piaciuto che questi ragazzini non fossero trasformati in supereroi in questo modo un po’ grezzo(“Ehi, guardate! Elijah ha il superpotere dell’empatia!”). Avrei preferito che li avessero presi e inseriti dentro i fumetti veri. Pensate all’Uomo Ragno che incontra una giovane scienziata che crea invenzioni mirabolanti che trasformano la sua disabilità fisica in un vantaggio competitivo: ecco, questo mi sarebbe sembrato molto più marvel. Ma non importa: se una serie come Marvel’s Hero Project può servire come punto di partenza per capire che gli eroi della vita reale sono diversi da quelli dei fumetti, allora ben venga.

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