Matrix: risurrezione, o no?

di Redazione Smemoranda

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Pillola rossa o pillola blu, anche stavolta si comincia così. Ma nei primi cinque minuti di Matrix Resurrections, Lana Wachowski ci dice che anche quella scelta è un’illusione, perché in realtà, arrivato a quel punto, hai già deciso.

Lana per questo film è rimasta la sola regista, senza la sorella Lilly con cui aveva girato i primi tre film di Matrix, ovviamente ai tempi in cui entrambe ancora non avevano fatto la transizione da maschio a femmina ed erano ancora i fratelli Wachowski. E tutti quanti ci chiedevamo se lei, da sola, sarebbe riuscita a rimettere in piedi la saga, visto che già il terzo film ai tempi non è che fosse granché, e insomma, dopo vent’anni, chissà… Quindi, diciamolo subito: Lana ce l’ha fatta. In quel modo strano e un po’ folle, alla Wachowski, ma ce l’ha fatta.

Più meta di Meta

Che poi, è difficile che qualcuno possa non essere contento di rivedere sullo schermo Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss, vent’anni dopo, leggermente invecchiati ma ancora superfighi. Anche se a dire il vero lei non è che abbia proprio tantissimo da fare, perché poi è Neo, come sempre, al centro della storia. È lui che ritroviamo all’inizio del film, nei panni di un creatore di videogiochi, un game designer di grande successo che ha ottenuto la fama grazie a un gioco chiamato… “The Matrix”. E ora deve fare il seguito. Giuro, questa è la prima mezz’ora del film.

Tutta la prima parte del film è metacinema sbattuto in faccia allo spettatore: i personaggi fanno riunioni in cui riflettono a voce alta sulle ragioni del successo di Matrix, sul suo significato simbolico per il pubblico, su quanto sia complicato per un narratore tornare su una grande storia senza farsi fagocitare dalle esigenze commerciali. La prima parte di Matrix Resurrections parla di Matrix, per poi diventare di nuovo in un classico film di Matrix, con l’azione bombastica e gli effetti speciali. Solo che stavolta il film assomiglia ancora di più a un videogioco, il che se volete aggiunge un ulteriore livello meta a quello che è già il blockbuster più meta dell’anno… e siamo solo a gennaio.

Pillola rossa o blu, non importa

A questo punto siamo noi, il pubblico, a dover decidere ancora una volta che strada scegliere: Matrix Resurrections è una geniale riflessione sui megafilm hollywoodiani in forma di megafilm hollywoodiano? Oppure è una elaborata truffa che ci butta addosso una cortina fumogena di pippe mentali per nascondere il fatto che ci stanno propinando ancora una volta la stessa storia, così da prenderci altri soldi dalle tasche? Pillola rossa o pillola blu?

Anche in questo caso, la realtà è che abbiamo già scelto: siamo già – di nuovo – in giro per la matrice, in compagnia di Keanu.