Max Payne

di Michele R. Serra

Recensioni
Max Payne

Max Payne è l’ennesima pellicola tratta da un videogame: viene da chiedersi come mai adesso le case di produzione di hollywood abbiano questa fissa. È chiaro che l’industria dei videogiochi fa concorrenza a quella del cinema nella fascia di pubblico dei ragazzi. Però gli studios, invece di mettersi di buzzo buono a fare grandi film capaci di invogliarti a spegnere la Playstation 3 o l’Xbox 360 piuttosto che il Pc, hanno deciso che è più facile produrre film legati ai videogiochi.

Una tattica a dir poco suicida.

Il protagonista del film di Max Payne è Mark Whalberg, che interpreta il detective della polizia di New York in cerca di vendetta dopo che alcuni malviventi hanno sterminato la sua famiglia: un personaggio totalmente dedito alla vendetta violenta, e niente altro. Una monodimensionalità resa perfettamente sullo schermo da Mark Whalberg, che dimostrando di sapersi calare nel personaggio non cambia mai espressione per tutto il film.

Il film è molto, molto noir, praticamente un frullato di stereotipi di genere infilati a forza in una storia che non cambia poi molto quella del videogioco. Dunque Max Payne non riesce ad appassionare davvero, nonostante il regista John Moore si diverta a creare scene e fondali molto fedeli a quelli visti nel gioco. Peccato che andare al cinema a vedere un videogame raccontato sullo schermo, senza poterci neanche giocare, sia un’esperienza piuttosto frustrante. Soprattutto se il film in questione ha un po’ di problemi a livello narrativo e grossi buchi di sceneggiatura, che portano a momenti di umorismo involontario.

In definitiva: Max Payne è stato un gran bel videogioco. Il film, invece, fa piuttosto schifo ed è consigliato solo ai fan hardcore del personaggio.