Maze Runner

di Michele R. Serra

Recensioni
Maze Runner

Ogni film d’azione che si rispetti deve partire con un mistero. Nel caso di un film d’azione e fantascienza insieme, il mistero è incipit obbligatorio. Importante quasi quanto la costruzione di un mondo credibile intorno a questo mistero. Maze Runner queste caratteristiche ce le ha, tutte e due.

C’è un ragazzo meno che ventenne che si risveglia all’interno di una gabbia, al centro di una radura, ampia, ma circondata su tutti i lati da mura altissime. Non sa come è finito in quel posto, ma sa che ci sono altri ragazzi della sua età con lui – tra l’altro, colmo della sfiga, tutti maschi come lui – e sa che scappare è impossibile. Per il resto, non ricorda nulla, se non (a malapena) il suo nome.

Non so voi. A me piacciono un sacco i film che iniziano di botto, senza tanti preliminari; come dicevano i latini, in medias res.

Intendiamoci, siamo davanti all’ennesimo adattamento letterario visto al cinema nell’ultimo lustro, che mette nel mirino con estrema precisione il pubblico adolescente. Cioè quegli young adult che sembrano essere diventati l’ossessione degli editori, e dei produttori di Hollywood. Perché è un pubblico pregiato, se solleticato nel modo giusto reagisce offrendo amore sconfinato, che ovviamente si traduce in incassi sonanti, vendite, merchandising, pubblicità. No, non è l’amore che fa girare il mondo.

Maze Runner arriva nei cinema dopo che sugli schermi sono passati The Hunger Games, Ender’s Game, Divergent… E noi, ecco, ci abbiamo fatto un po’ il callo a queste storie in cui eroi tardoadolescenti vengono sbattuti di faccia contro una realtà fantascientifica distopica, dove il progresso ha portato orrori indicibili. Però Maze Runner ha il pregio di andare dritto verso l’obbiettivo, e di togliere dall’equazione ogni sentimentalismo. Che è una scelta impopolare, perché si sa, le storie d’amore piacciono alla gente. Invece in questo mondo qui, per l’amore non c’è proprio spazio.

La prima mezz’ora di Maze Runner ti sorprende piacevolmente, perché entri in sala pensando di trovarti davanti la solia minestra riscaldata, e invece trovi un film a tratti anche coraggioso, nel suo genere.

Peccato che nella fantascienza ci sia una legge fondamentale: se stabilisci delle regole e ci costruisci intorno un mondo, bè, non le puoi rompere. Invece Maze Runner, appena ti fermi un secondo a pensarci sopra, crolla come un castello di carte. E le belle facce dei protagonisti (tipo la star Dylan O’Brien del telefilm teen wolf), non bastano a coprire i buchi della trama.

Comunque ne fanno altri due almeno, quindi c’è tempo di migliorare.

Si sa, le saghe per young adult sono dure a morire.