Melampus, N°7

di L'Alligatore

Recensioni
Melampus, N°7

Sette, come i sette vizi capitali, sette come “Sette spose per sette fratelli” classico del natale, come i sette nani (e Biancaneve), “Sette anni in Tibet” mistici e sensuali, due volte 7, cioè il Settantasette, anno di ribellione punk, soprattutto in Italia, in particolare a Bologna, da dove vengono i Melampus, giovane coppia dell’indie-rock più autentico, al secondo disco.

Un secondo disco venuto a breve distanza dal primo, nato sui palchi dove lo presentavano, con molte suggestioni e caratteristiche delle cose dette sopra, ma anche altre. Prendete “Warehouse”, inizio molto caldo, mistico e sensuale, con la voce di Francesca che sembra venire da lontano, un ritmo sinuoso grazie al battere sui tamburi di Angelo, uguale e ancora più deciso nella seguente “7 Stones” (già, 7 pietre).

Prendete Enzo Moretto e llaria d’Angelis degli … A Toys Orchestra, ospiti in due magici pezzi al synth: il primo nell’underground elettro-romantica “While we float”, la seconda nel gioiellino psichedelico “GAD” (generalized anxiety disorder, sugli attacchi di panico).   
Prendete le conclusive “The gun”, rabbiosa con voce melodiosa, e “Waltz for Nina”, ispirata a qualcuno che non c’è più da qualche tempo, entrambe intrise di buon spirito post-punk, come la seguente ghost-track a chiudere il cerchio.

Un disco con una “forte componente animale e animalista”, come l’hanno presentato gli stessi Melampus sul mio blog, “… di convivere in armonia con le altre creature che ci circondano, nello specifico gli animali. Di rispettarli.” Questa l’idea dei Melampus in N°7. Ascoltiamoli.