Memorie a 8 Bit (vietate ai minori di 35 anni)

di Alessia Gemma

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Memorie a 8 Bit (vietate ai minori di 35 anni)

Un giorno ho sentito Gabriele Salvatores dire, dopo aver guardato una pubblicità, non so più quale, “Stanno facendo di tutto per farci scordare il futuro. Fanno leva sul passato.”. Se era vero, ci sono riusciti: oggi, a 4 anni da quella frase, stiamo vivendo il boom degli anni ’80 e soprattutto degli anni ’90, i miei, gli anni dei Ragazzi anni ’90 che da pochi giorni impazzano su twitter. I ragazzi cresciuti sulla Smemo, anche.

Un  rigurgito del passato recente, come riaprire la cameretta di quando eravamo i ragazzi del muretto. Uno strano fenomeno, una sorta di malinconia collettiva, tipica degli anziani con un lungo passato appioppata invece a ragazzi che ancora non hanno ben chiaro il futuro. Un rifuggio, allora. Come eravamo tanto diversi e tutti uguali così poco tempo fa. Una carrellata di cose. Un esercito di persone cresciute sulla Smemo o dentro un paio di Superga!

«Molti oggetti sono depositari di ricordi: un anello, un vestito, una cartolina, una panchina… a volte è un odore a trasportarti nel passato, altre un sapore, e ogni minuto che passa sarà un ricordo per quello che verrà dopo» si legge nel graphic di Sergio Algozzino, Memorie a 8 bit. Si tratta della merendina di Proust, no, non il tegolino… la madeleine. Sergio Algozzino è, manco a dirlo, classe 1978 e sta su twitter. Ecco.

Il suo graphic è un diario. Un diario minimo di quella generazione, un diario minimo di Sergio a Palermo, il suo Istituto d’arte, e poi gli amici, la famiglia, la casa della nonna, la casa al mare con la merenda al pomeriggio, la sofferenza e poi le cose, i ricordi racchiusi nelle cose che non esistono più: il Comodore 64, le sorprese delle merendine, certi gelati, le sigle dei cartoni, la cabina telefonica, gli exogini, che non so se esistano ancora ma che ho imparato da Sergio che erano i wrestler di un serial giapponese mai giunto in Italia, così ai tempi nessuno sapeva chi fossero o cosa fossero e quindi giocando le loro storie potevano essere inserite in qualsiasi contesto. Morale: avevamo e sapevamo meno, ci annoiavamo e ingegnavamo di più. “Un’ingenuità genuina” dice Sergio rivedendosi bambino davanti al suo lentissimo e bidimensionale Comodore, nel buio della sua stanza.

26 brevi capitoli carichi di memoria emotiva. Memorie a 8 bit, appunto.

Il tratto è volutamente cartoonistico. M’ha fatto pensare un po’ a Doraimon, un po’, perché ai miei tempi si faceva francese a scuola, a Le Petit Nicolas. I toni un po’ amari, tipici dei bei ricordi di un passato recente sfumato, andato, insieme a noi che cambiamo.

 

Ho pensato che poi però alla fine certi oggetti del passato sono vaghi come i segni zodiacali che leggi sul giornaletto: collettivi e intimi contemporaneamente. Lo stesso ricordo per tutta una generazione, una sensazione e un tempo e uno spazio diverso e personalissimo per ognuno.

 

Dentro questo graphic ci ritrovi un po’ di tutto, anche la PORNOAMICIZIA (ATTENZIONE, IMMAGINI FORTI!!!), il gelato Piedone, addirittura un pindarico riferimento ai nostri Gino&Michele, con la trasmissione Emilio…

Però io cercavo e non ho trovato il microguida e neanche la Smemo, che alla fine, come il Comodore e il Piedone, fa parte dei ricordi di tanti.

Allora Sergio, che se leggi il libro capisci che è uno sensibile, ci ha regalato un mega e personale (e collettivo… come l’oroscopo!) ricordo extra a 8 giga… Tutto Smemo! Una pagina del passato solo nostra!