Mi sfondo di cachi

di Alessia Gemma

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Mi sfondo di cachi

Vivo a Milano e mi mancano i semi dei cachi. Da dove vengo io, la campagna, in autunno mangiavi i cachi, dentro ci trovavi i semi e se dividevi in due i semi ci trovavi le posatine. La forchettina era la più rara. Chi trovava la forchettina era più fortunato di chi vedeva passare in strada una Due Cavalli verde… Se qualcuno non ci credeva bastava mangiare un caco, prendere il semino e tagliarlo piano piano esattamente a metà. In città non ci sono i semi nei cachi. Mai. Non vedo un seme di cachi da quando non vedo un gettone. Mi sfondo di cachi, perché per il sogno e il gioco delle posatine ho imparato a mangiare i cachi che fanno schifo a tanti, perché sono molli. I cachi si mangiano per trovare le posatine, non c’è altra ragione al mondo. I milanesi non mi credono e allora custodisco il ricordo dei semi di cachi come un’importante differenza, risorsa e forza e mi dico: io sono cresciuta a Frittole, in un posto di alemeno 10 anni indietro rispetto a voi, alle vostre scarpe da ginnastica, alle vostre uscite, alla vostra musica, ai vostri corsi pomeridiani, ma ho visto cose piccole piccole che mi sa non vedrete mai più. Poi saranno forse meno le vostre malinconie autunnali. Chi trova la forchettina di cachi è il più fortunato.