Mi chiamo Mia e faccio la zoologa

di Mia Canestrini

Sei una bestia - Storie di Smemo
Mi chiamo Mia e faccio la zoologa

Di solito nessuno capisce che lavoro io faccia esattamente e a dire il vero a volte non lo capisco nemmeno io. Succede quando fai qualcosa che ti piace da morire: è come non lavorare mai. Quando rispondo che sono una zoologa immediatamente tutti mi immaginano vestita di verde con in mano un forcone, intenta a lanciare fieno nel recinto degli ippopotami.

Ecco, primo spiegone: lo zoologo non lavora necessariamente in uno zoo. Nel grande pentolone delle Scienze Naturali (udite udite, un vero e proprio corso di laurea!) la zoologia occupa un posto da tronista. È una scienza che racchiude al suo interno decine di specializzazioni e l’oggetto di interesse sono, ovviamente, gli animali. I grandi documentari della TV ci hanno abituati per decenni a vedere sempre le stesse quattro specie, leoni, zebre, elefanti, giraffe, fare le stesse quattro cose: inseguire la preda o fuggire (non importa che tu sia leone o gazzella…..), mangiare altri animali sanguinolenti a quattro ganasce oppure accoppiarsi come se non ci fosse un domani.

Per fortuna negli ultimi anni i documentari sulla natura hanno fatto un grosso salto di qualità e noi zoologi abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Con un numero stimato di specie compreso tra i 3 e 100 milioni, delle quali la stragrande maggioranza ancora da scoprire, direi che c’è molto da raccontare su questo pianeta chiamato Terra, ben più di un branco di leoni che rincorrono uno gnu nella savana!

Comunque, polemiche televisive a parte, lo zoologo è un personaggio strano, la cui passione per gli animali può manifestarsi nei modi più oscuri. Alcuni si appassionano di insetti, e passano la vita a catturarli con reti e retini, trappole e barattoli, incuranti delle loro sembianze poco felici per non dire raccapriccianti (dai, gli insetti sono bruttoni!), altri di uccelli, e vivono accampati su isole stupende per studiarne le migrazioni, altri ancora solcano mari e oceani in cerca di cetacei.

Indipendentemente dalla specie studiata, che questa viaggi via mare, terra o aria, tutti gli zoologi non vivono che per una missione: garantirne la conservazione a lungo termine o, in termini più diretti e meno da manuale, evitare che a causa della negligenza dell’uomo, dell’inquinamento, della distruzione degli habitat e del bracconaggio, quella specie si estingua per sempre. Molto lavoro è dedicato ad approfondire le nostre conoscenze sul mondo degli animali non solo dal punto di vista ecologico o etologico (dove vivono, cosa mangiano, come si comportano) ma anche anatomico, fisiologico e genetico. Tante sono infatti le scoperte sul funzionamento degli organismi animali che poi hanno trovato applicazione nel campo delle tecnologie e della medicina.

Per quanto mi riguarda, quella che tutti sognano nel recinto degli ippopotami, io ho scelto di dedicare la mia vita alla salvaguardia di un predatore che potremmo definire la rockstar del regno animale: il lupo. No, non il cane lupo, e qui parte il secondo spiegone. Sebbene tutto sia iniziato da un amore viscerale per i cani, l’oggetto del mio mestiere di zoologa sono proprio i lupi selvatici, quelli che vivono in branchi nei boschi (ma non solo), che ululano di notte (ma non solo) e mangiano cinghiali e caprioli (ma non solo!). Perciò abbandonate subito l’idea che io sia un’esperta di pastori tedeschi come spesso mi capita di essere fraintesa dalla gente che mi chiede che lavoro faccio.

lupo-mia-canestrini

Ragazzi, tra ippopotami e cani lupo non ci si salva. Ho quest’incubo ricorrente ormai in cui un ippopotamo di nome Rex apre la bocca e abbaia mentre io vestita di verde con il forcone gli lancio biscotti alla vaniglia a forma di osso. Negli ultimi 15 anni della mia giovanissima vita (cosa credete??) mi sono occupata di tutti gli aspetti possibili della conservazione del lupo, vivendo davvero mille avventure tra le montagne dell’Appennino.

La prima volta che ho visto i lupi avevo poco più di 20 anni e mi trovavo a pochi km da Bologna, la mia città. Mai mi sarei aspettata di vederli in collina, lontano dalle montagne che nell’immaginario collettivo sono il loro ambiente ideale. In mezzo a un campo di grano, sotto un sole d’agosto in grado di trasformare il mais in popcorn senza bisogno del microonde (il famoso km 0), un’intera famiglia di lupi se ne stava a giocare spensierata tra le rotoballe. Esatto, quegli enormi rotoloni di paglia che si trovano d’estate in campagna.

I cuccioli, ben otto, si rincorrevano giocando a nascondino, oppure i più atletici saltavano in cima alle rotoballe e poi con le enormi orecchie spalancate guardavano disperati gli altri perché non sapevano più scendere. L’arrivo della madre, a metà del gioco, li ha attirati come una piccola folla impazzita: tutti i cuccioli hanno iniziato a leccarle il muso e lei ha rigurgitato un’enorme quantità di carne predigerita. Lo so non è un’immagine molto poetica, ma questo è il modo in cui moltissimi cuccioli vengono svezzati dopo la fase dell’allattamento. La carne già masticata e in parte digerita è più facile da mangiare per un cucciolo di tre mesi con ancora i dentini da latte. Dettagli vomitosi a parte, per me quell’avvistamento è stato l’inizio di una serie infinita di lezioni che i lupi mi avrebbero dato negli anni a venire, a partire dal fatto che non vivono affatto solo in montagna.

lupo-mia-canestrini

Se siete curiosi di andare ancora un po’ più indietro nella storia perché già vi vedete correre in mezzo a papaveri e pannocchie inseguendo lupi con un retino, allora posso dirvi che sì, per diventare provetti lupologi dovete studiare. Non importa tantissimo il tipo di scuola superiore, anche se lo scientifico potrebbe aiutarvi un po’ di più con certi esami bastardi, tipo chimica, fisica o matematica, ma l’Università va fatta necessariamente bene.

Io mi sono laureata in Scienze naturali a Bologna e poi ho fatto un Master a Roma, ma anche alcuni corsi di laurea in Biologia o Scienze faunistiche possono darvi una buona preparazione. Informatevi bene sugli esami di zoologia, le specie maggiormente studiate dai vostri futuri professori e fatelo per tempo: io sono stata al mio primo colloquio per scegliere il corso di laurea più adatto a 16 anni.

Bene, detto ciò, vi avviso che molti spiegoni stanno per arrivare sul mondo dei lupi e molti altri spiegoni vi pioveranno addosso su tutto il regno animale in questa rubrica su Smemoranda. Del resto, in un momento in cui stiamo prendendo coscienza del fatto che non abbiamo un Pianeta B, è giusto prendere consapevolezza del fatto che nemmeno gli animali, per quanto bruttoni come gli insetti, ne hanno uno. Siamo esattamente sulla stessa barca, un po’ come dire sulla stessa nuova, speranzosa e temibile arca di Noè.

lupo-mia-canestrini

(Foto: Mia Canestrini)