Microcredito, una cosa da ragazze

di Noise from Africa

Storie di Smemo
Microcredito, una cosa da ragazze

L’Associazione Ritmi Africani Onlus nel 2012 ha lanciato un esperimento ispirato al microcredito per lo sviluppo delle realtà locali in Senegal. E per farlo ha scelto le donne, perché la microfinanza insegna: sono loro ad avere le idee più brillanti nei paesi in via di sviluppo. 

In questo caso si tratta di due gruppi di aspiranti imprenditrici: uno a Barak, nell’entroterra, che prepara pane e dolci con pentole e brace e ha bisogno di un forno per produrre di più…

… l’altro a Popenguine, a sud di Dakar, che produce saponi artigianali.

Il microcredito di Ritmi africani funziona così: non si tratta di una donazione, e nemmeno di un semplice prestito, come nelle migliori storie c’è dietro una “promessa”. Un patto per lo sviluppo con le comunità locali, che avranno accesso a un fondo per intraprendere le attività di produzione in cui le donne si sono specializzate. Dopo circa un anno le ragazze senegalesi si impegnano a restituire la somma di denaro prestata ( circa 500) più un piccolo interesse ben al di sotto del classico tasso richiesto dalle istituzioni di microfinanza vere e proprie, che verrà poi reinvestito in altri progetti. Il denaro a cui le donne hanno accesso è solo momentaneamente prestato: farà parte integrante dei fondi a disposizione per lo sviluppo di altre idee all’interno del proprio villaggio, per iniziare ogni anno una nuova avventura. 

Ma cos’é il microcredito? A inventarselo è stato Muhammad Yunus, un professore bengalese che nel 2006 ha vinto proprio per questo il Nobel per la Pace. Micro, cioè piccolo, perché è un sistema basato sul prestito di piccole somme di denaro, una rivoluzione nel mondo delle banche. Si tratta di un sistema creditizio rivolto ai poveri che non hanno accesso ai canali finanziari regolari, come quelli bancari. Così, anche il contadino può chiedere un prestito per comprare il fertilizzante per i suoi campi e ottenere un raccolto più ricco, il commerciante può acquistare delle merci di migliore qualità e vendere di più. E  poi il microcredito può essere un trampolino di lancio per le donne che unite vogliono cambiare la propria realtà e dimostrare il proprio valore in una società dominata dall’uomo, il quale difficilmente concede spazio per motivi culturali, religiosi, storici.

 

(Muhammad Yunus con alcune donne che hanno avuto accesso al microcredito)

La bellezza di questo strumento sta nell’obiettivo condiviso: da un lato “il finanziere”, una persona che conosce molto bene la realtà locale in cui opera e sa quali progetti possono aver più e meno successo e richiedono più e meno fiducia. Il finanziere guadagna perché scommette nell’impegno di colui che fa richiesta del denaro, “l’imprenditore”. L’imprenditore, a sua volta, non è mai solo: il micro-prestito è concesso a un gruppo di persone, perché la fiducia si regge sulle relazioni sociali tra coloro che hanno accesso al fondo per sviluppare i propri progetti: united we stand. così se un membro del gruppo non riesce a rimborsare la quota dovuta al termine stipulato, ci sono i compagni che vengono in aiuto. Con la promessa che in futuro, chi ha avuto difficoltà oggi, possa offrire la sua mano domani.

Svolta vera? Seppur forte e rivoluzionario, seppur abbia permesso a molte famiglie di uscire dalla miseria della sussistenza con meno di un dollaro al giorno, seppure sia in crescita e venga conosciuto da sempre più persone nel mondo, il microcredito da solo non può cancellare la povertà. E’ con il paper “The Miracle of Microfinance? Evidence from a randomized evaluation”, scritto nel 2009, che gli economisti del Massachussets Institue of Technology, Esther Duflo, Abijit Banerjee, Rachel Glennerster e Cynthia Kinnan mettono in evidenza i limiti della microfinanza, per frenare gli entusiasmi e invitare a imparare da errori e possibili limitazioni. In sintesi, il microcredito può rivoluzionare la vita di chi ha già messo su un’attività o ha idee pronte da sviluppare concretamente, non quella di tutti. Cioè, dato che non siamo tutti potenziali imprenditori, la portata del microcredito è più limitata di quello che ha fatto sperare la sua creazione. Inoltre, un’attività imprenditoriale è per definizione rischiosa, dunque non sempre chi ottiene un prestito ha successo.

 

Il microcredito rimane comunque un alleato formidabile nella lotta alla povertà. Un buon punto di inizio, in cui scopi elevati e interessi particolari riescono a toccarsi. Rappresenta una leva contro la miseria e ha lasciato ormai il suo segno nella storia di questo millennio: per passare attraverso le lenti delle teorie economiche è partito dalla strada, dalla polvere e dalle delusioni degli ultimi.