Minecraft, storia di un gioco

di Michele R. Serra

Attualità - News

Uno dei giochi più amati del ventunesimo secolo, Minecraft, ha compiuto da pochissimo undici anni. Come regalo di compleanno, è arrivata la notizia che Minecraft dal 2009, anno del suo lancio, ha venduto 200 milioni di copie. Nell’ultimo anno 25 milioni. E dichiara più di 120 milioni di giocatori attivi al mese.

Ora, non so se è chiaro… questo succede undici anni dopo il primo lancio del gioco. Undici anni. Vuol dire che non solo Minecraft è il più incredibile long-seller del mondo dei videogiochi, ma è anche il gioco che ogni anno aumenta i suoi utenti attivi sui server, invece di diminuire dopo un picco iniziale come succede normalmente. Ci sono utenti che ci stanno giocando davvero da dieci anni, che sono cresciuti con il gioco e che sono rimasti anche grazie al potere della nostalgia. Ci sono però tanti altri utenti nuovi, che considerano comunque la formula di Minecraft vincente, interessante, e questo nonostante facciano parte di una nuova generazione, che dovrebbe essere abituata ad altri tipi di giochi, a un aspetto molto più complesso (non che Minecraft non sia complesso, intendiamoci, ma capite che l’impatto estetico non è esattamente Cyberpunk 2077).

E pensare che questo enorme successo è partito dalla stanza di un ragazzo con una vita difficile, e una sola grande passione. Ma andiamo con ordine.

La storia di Markus Persson, la storia di Minecraft

Anni Ottanta, Stoccolma. Il piccolo Markus Persson ha circa otto anni quando suo padre acquista un PC Commodore: Markus inizia a giocare, ma anche a programmare. In breve tempo, i signori Persson si rendono conto che sta succedendo proprio a loro ciò che molti genitori temono: hanno un figlio nerd.

La madre tenta di correre ai ripari appendendo in camera del suo ragazzo i poster dei calciatori. Presto però il problema di Markus passa in secondo piano: i genitori divorziano quando lui è appena adolescente, il padre finisce in prigione, la sorella per strada. Con la famiglia in pezzi, Markus si rifugia nella sua passione, una via di fuga destinata a diventare un lavoro.

Nel 2004 Markus Persson viene assunto dalla Midasplayer, che propone un modello di business diverso da quello seguito dalla maggior parte delle software house: niente produzioni sfarzose, ma piccoli giochi per il web o i telefonini. Roba semplice, intuitiva, economica, senza intermediari e investimenti in pubblicità o marketing. Qualche tempo dopo, la Midasplayer sarebbe diventata King, avrebbe lanciato Candy Crush , un gioco a cui tutti noi abbiamo giocato sui nostri telefonini, e sarebbe stata comprata per cinque miliardi di dollari.

Da Infiniminer a Minecraft

Markus se ne andrà dalla Midasplayer ben prima di quel lieto fine, per cercare il suo. Ma farà tesoro di quella esperienza, e dei contatti con i programmatori indipendenti che diventano un vero e proprio movimento culturale in Svezia nel corso dei Duemila. Sono ragazzi che non vogliono vedere solo “maschioni con grosse pistole” sulle copertine dei videogiochi, ma rimettere la creatività al centro dell’industria. I nuovi sistemi di distribuzione digitale sembrano fatti apposta per loro. E per Markus, che nel 2009 con il nickname di Notch lancia la prima versione di Minecraft: è solo la versione riveduta e corretta di un altro gioco intitolato Infiniminer e non assomiglia a una rivoluzione. Invece. Un anno e mezzo più tardi, le copie vendute quotidianamente da Minecraft sono ventimila.

 

Il libro che racconta la storia di Minecraft

La storia dell’uomo che ha creato Minecraft, la racconta un libro che si intitola come il gioco, scritto da Daniel Goldberg e Linus Larsson (edizioni Multiplayer). Si tratta di non-fiction, tecnicamente, ma è scritta come un romanzo dai due giornalisti svedesi, con tutti gli elementi di un dramma: i reietti che diventano star, il denaro che corrompe, la lotta di un Davide indipendente contro i Golia del mercato. Che non finisce proprio come ci aspettavamo: Markus, dopo aver fondato la sua software house indipendente, alla fine ha ceduto, vendendo Minecraft alla Microsoft, proprio la nemesi di ogni sviluppatore indie che si rispetti. Proprio lui, che era diventato un’icona dei programmatori indipendenti. Però non voleva esserlo, non voleva essere responsabile di qualcosa di tanto enorme. E così il finale è arrivao nel 2014, con un’offerta che superava i due miliardi di dollari. Rimane da chiedersi se i soldi bastino a renderlo lieto. Forse per Markus Persson detto Notch sì, per noi, un po’ meno.

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