Tom Cruise prima rischia la pelle, poi fa un sacco di soldi

di Michele R. Serra

Recensioni
Tom Cruise prima rischia la pelle, poi fa un sacco di soldi

A volte un buon modo per promuovere i film è parlare di quello che è successo durante la produzione. Sin dagli anni Cinquanta capitava che i grandi studios facessero uscire ad arte voci sull’attore protagonista che durante le riprese aveva avuto una storia con la co-protagonista, o roba del genere. Oggi Tom Cruise per promuovere i suoi Mission: Impossible non ama, ma si fa un sacco male. Cioè, precisamente si fa male cercando di portare a termine le acrobazie pazze che mette in scena nei film, poi posta i filmati degli infortuni su internet. E questa è sempre la promozione migliore.

Questa volta si è rotto una caviglia, incrinato un paio di costole, schiantato con una motocicletta… le solite cose. In pratica, Tom non usa gli stuntman perché sa che fare tutto da solo dà maggiore credibilità al film. Insomma, è buono per la promozione. Detto questo, in un’epoca in cui ormai i grandi film hollywoodiani sono praticamente cartoni animati, in cui è tutto finto, ma molto più finto di un tempo, un film come Mission: Impossible – Fallout ti fa pensare: ah, ecco qualcosa di fatto come una volta. E più o meno, è vero.  

È vero che l’ultimo Mission: Impossible è un gran film. Non perché abbia una grande storia, o dialoghi perfetti. Dipende proprio dal fatto che ha una qualità cinematografica altissima. Se è vero che il cinema è un’arte popolare, e se è vero che quello americano ne è l’esempio più importante, bè ecco a voi un distillato di spettacolo pop hollywoodiano. Un film che sin dai primi cinque minuti ti dice: Guardami, goditi il viaggio, ti porteremo via per due ore e non te ne accorgerai neanche. Che bello.

Il regista Christopher McQuarrie si è riciclato senza problemi da grande sceneggiatore (era uno degli sceneggiatori de I soliti sospetti, tanto per dire quanto era figo già ai tempi) a grande regista. Grande, perché ogni sequenza di Mission: Impossible – Fallout è una pagina di manuale, che racconta come si fa cinema a cento all’ora, però sempre facendo capire allo spettatore cosa sta succedendo. Non è facile. Quanti film abbiamo visto in cui inseguimenti e combattimenti diventano un frullato di immagini convulse? Qui, no. In Mission: Impossible – Fallout succede di tutto, ma si capisce sempre quello che succede. E quindi ti godi davvero lo spettacolo.

Forse Fallout non è il Mission: Impossible più bello (quello, credo rimanga il meraviglioso quarto capitolo, Il protocollo fantasma di qualche anno fa, regia di Brad Bird, lo stesso de Gli Incredibili). Però è il secondo più bello. Un film capace di ricordarci che anche in questi anni di incertezza possono esistere ancora le star del cinema, quelle potenti, tipo Tom Cruise. E soprattutto che il cinema va visto al cinema. Perché un film così, vederlo sul piccolo schermo, è come togliere il pomodoro e la mozzarella da sopra la pizza. Non si fa.