Monuments Men

di Michele R. Serra

Recensioni
Monuments Men

Attenzione, questa è una storia vera.

Durante la seconda guerra mondiale davvero le forze alleate costruirono un team di esperti d’arte in divisa, che si presero sulle spalle il compito di esplorare l’Europa alla ricerca delle opere preziosissime trafugate dai nazisti in Italia, in Belgio, in Olanda, in Francia… Immaginatevi un professore d’arte di Harvard, con i baffi in ordine e la divisa sempre stirata anche sul campo di battaglia: chi meglio di George Clooney potrebbe interrpetare un tipo del genere?

George è un figo da Hollywood dei tempi d’oro. Il suo fascino è quello di Cary Grant, non sembra uno del 2014. Ci sta che decida di fare un film non solo ambientato settant’anni fa, ma che vuole anche sembrare vintage nel modo di raccontare. Si intitola Monuments Men ed è una storia di guerra vecchio stile. Nel senso che i film moderni di solito danno spessore psicologico ai personaggi, i film moderni tendono a una rappresentazione molto realistica della violenza, i film moderni fanno un sacco di altre cose che Monuments Men non fa. Quello che fa Monuments Men è un film di guerra per famiglie. Per quanto la definizione suoni strana.

Nasce dal libro omonimo che racconta questa storia vera, scritto dall’americano Robert Edsel. Ovviamente la realtà è piegata alle esigenze cinematografiche, e questo è normalissimo, non ce ne lamenteremo. Ci lamentermo invece del fatto che il film sembra sempre viaggiare con il freno a mano tirato, ed è uno spreco avere nel cast attori così famosi per mettergli in bocca battute più mediocri che medie. Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin… tutti attori capaci – come lo stesso Clooney – di recitare ruoli dolci e amari allo stesso tempo, di raccontare storie tristi con ironia, gente che gioca sui contrasti. Però di contrasti in questo film non ce ne sono granché. E anche delle opere d’arte per cui questi uomini rischiano la vita, in fondo non è che ce ne freghi molto, perché Clooney non racconta quello che c’è dietro a queste opere, ma si limita a un atteggiamento tipo: “Wow, Leonardo da Vinci, amazing!” … cioè l’atteggiamento del turista americano medio che visita un museo a Firenze.

A fare davvero il critico, bisognerebbe dire che Monuments Men è un omaggio al grande cinema di guerra dei tempi che furono, ironico senza diventare irrispettoso, con le citazioni giuste e lo spirito giusto. E poi bisognerebbe dire che sì, il film contiene un discorso importante sull’arte e la memoria. Ma poi contano anche le sensazioni che provi in sala. E se il sentimento che ti sale mentre guardi questo film si chiama noia, tutto il resto conta poco.