Mood Indigo. La schiuma dei giorni

di Alessia Gemma

Recensioni
Mood Indigo. La schiuma dei giorni

– è prima di tutto che è d’obbligo una premessa, quella del libro:

L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di esser formulate per essere seguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi. La sua realizzazione materiale in senso stretto consiste essenzialmente in una proiezione della realtà, in un’atmosfera obliqua e surriscaldata, su un piano di riferimento irregolarmente ondulato e un poco distorto. Come si vede, è una tecnica confessabile, ammesso che ce ne siano.
New Orleans
10 marzo 1946

– Che il film fa volare e strugge e ammazza come fosse un pezzo jazz. Precisamente come un pezzo jazz di Duke Ellington: Chloè! (CLICCA QUA SE VUOI ASCOLTARE E SAI BALLARE LO SBIRCIA-SBIRCIA).

– Che Chloè è la protagonista del libro. Colin è il protagonista. Poi ci sono gli amici importanti.

– Che Amelié Audrey Tautou fa sempre più Parigi della Tour Eiffel nonostante il tempo passi anche per la sua boccuccia sempre aculodigallina.

– Che La schiuma dei giorni è stato scritto da Boris Vian nel 1947. E già allora tutto finiva, anche le cose più fantasmagoriche.

– Che “La schiuma dei giorni è forse il più straziante dei romanzi d’amore” Raymond Queneau (che però raccomandava Boris Vian per farlo diventare noto scrittore, quindi è un po’ di parte).

– Che a entrare nel libro c’impieghi due pagine perché entri in un mondo strano dove Colin, il protagonista, “Trapanò il fondo della vasca da bagno per svuotarla”. Nel film c’impieghi meno, perché sai che è di Michel Gondry e allora un topo per amico è normale.

– Che il libro è pieno di giochi di parole, che il traduttore italiano Gianni Turchetta te li spiega con le note, che poi però nel film nato in francia la traduzione toglie ancora senso ai noiosi calembour del cuoco Nicolas.

– Che un pianococktail è un pianoforte che se suonato a modo compone cocktail unici. Mooooolto difficile.

– Che Jean Sol Patre, filosofo esistenzialista con pipa e cravatta, è una droga.

– Che poi a un certo punto “Sono le cose che cambiano, non le persone” Boris Vian.

– Che ci dispiace ma bisogna lavorare per campare male.

– Che tutto finisce, diventa piccolo, stretto, cupo, in bianco e nero. Anche il film.

– Che tra gli aggeggi nel film c’è lo Strappacuore, che strappa proprio i cuori e che sarà 6 anni dopo un altro titolo di Boris Vian scrittore: L’Arrache-cœur.

– Che il bello degli effetti speciali di Gondry per me è l’artigianalità degna di una fantasioso lavoretto di educazione tecnica in un Istituto Tecnico Bobò nel Marais parigino.

– Che Gondry lesse questo libro da adolescente. Che questo libro e quasta storia andrebbero vietati a persone più grandi di 30 anni. Fa male.

– Che

Non vorrei crepare
Prima di aver conosciuto
I cani neri del Messico
Che dormono senza sognare
Le scimmie dal culo pelato
Divoratrici di fiori tropicali
I ragni d’argento
Dal nido pieno di bolle
Non vorrei crepare
Senza sapere se la luna
Dietro la faccia di vecchia moneta
Abbia una parte puntata
Se il sole sia freddo
Se le quattro stagioni
Siano poi veramente quattro

Boris Vian