Bob Moog, da Bach all’elettronica

di Michele R. Serra

Rivoluzionari - Storie di Smemo

“L’uomo che ha attaccato la spina a Bach”. Era il titolo di un giornale americano che raccontava la storia di Robert Moog, detto Bob, un ingegnere newyorchese nato a metà degli anni Trenta, che già quando ne aveva solo venti aveva un solo chiodo fisso: il futuro della musica. E così oggi, vicino al suo nome, nelle enciclopedie c’è scritto: inventore del sintetizzatore. Proprio nel senso di quello che ha fatto esplodere il cervello ai ragazzi degli anni Sessanta e Settanta, per poi diventare pilastro su cui è stata costruita la musica elettronica. Quello che porta il suo nome.

Intendiamoci, la musica elettronica era già in giro da un po’, quando Moog apparve sulla scena. Per dire, già nel 1919 il fisico sovietico Lev Sergievic Theremin aveva perfezionato lo strumento che ancora oggi porta il suo nome, ed è composto da due oscillatori, due antenne che producono una frequenza che cambia tono e intensità muovendo le mani nell’aria tra le due antenne. Difficilissimo da suonare, ma produceva un suono che piaceva tantissimo ad esempio ai registi dei primi thriller, tipo Alfred Hitchcock.

Ecco, Bob Moog raccontava che da piccolo lui aveva già la passione per l’elettronica, e suo padre, che era anche lui un ingegnere e un radioamatore, lo incoraggiava un bel po’. Tanto che già a dodici anni gli fece costruire il suo primo Theremin. Il piccolo Bob ne rimase affascinato. Pochi anni dopo, avrebbe inventato il suo, di strumento. Un sintetizzatore che si chiamava come lui. Che poi, sarebbe rimasto largamente sconosciuto, una curiosità per nerd dell’epoca, se nel 1966 Walter (oggi Wendy) Carlos non avesse trascritto per sintetizzatore alcune composizioni di Bach. Quel disco, Switched-on Bach, divenne il disco di musica classica più venduto della storia del mondo anglosassone. E da lì in poi molti altri si sarebbero interessati al Moog.

Il Moog si è infilato e propagato come un virus nella musica dell’ultimo mezzo secolo, dai Beatles ai Rolling Stones fino ad Aphex Twin e a tutta la musica elettronica che ascoltiamo ancora oggi.

Eppure forse non è stato così fortunato, il signor Bob Moog, perché il successo delle sue macchine gli aveva portato soldi, ma anche qualche frustrazione. Non era nato imprenditore, Moog, e alle prime avvisaglie di successo il suo marchio fu comprato dal gigante americano Norlin Instruments, che gli diede la carica di presidente, ma nessuna autorità e nessuna operatività. Moog secondo loro doveva stare in un angolo a godersi i soldi. Ma a lui non interessava, e così nel 1977 fondò una nuova compagnia, per guardare di nuovo verso il futuro della musica. E passò il resto dei suoi giorni a inventare nuovi strumenti, nuove soluzioni sonore. Su ordinazione costruiva qualsiasi strumento tu volessi. Anche un Theremin, lo stesso che aveva portato un bambino a diventare prima ingegnere, e poi un pezzo di storia della musica.