Moon Knight, la seconda classe Marvel

di Redazione Smemoranda

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Anche nel dorato mondo Marvel, cioè dentro il più grande successo commerciale di Hollywood nel ventunesimo secolo, esiste una prima e una seconda classe. Ci sono personaggi che viaggiano in prima, al centro delle grandi trame dell’universo dei supereroi, come Spider-Man o il Dottor Strange, e altri che devono accontentarsi di uno strapuntino un po’ in disparte. Tipo Moon Knight.

Moon Knight è il classico caso di personaggio molto secondario nel mondo dei fumetti che viene rilanciato sullo schermo dai Marvel Studios (vedi alla voce Guardiani della Galassia per il caso più eclatante). In questo caso, piccolo schermo: quello della TV. Che sembra veramente il formato giusto per questa storia orgogliosamente strana: del resto, la Marvel ha già dimostrato di essere capace di sperimentare un po’ con le sue serie televisive, ad esempio WandaVision.

Strano è bello

Il primo a essere strano è il protagonista, impiegato in museo di Londra che finisce per ospitare nel suo corpo lo spirito di un dio guerriero dell’antico Egitto. Il che gli crea non pochi problemi di schizofrenia: magari non è un’idea del tutto nuova per quelli che ci hanno offerto personaggi come Hulk o Venom, ma è sempre interessante da vedere sullo schermo. Soprattutto se a interpretare il tipo problematico è uno come Oscar Isaac, che sulle facce strane, sui tic, sugli sguardi che dicono e non dicono ci ha costruito una carriera intera. E ancora meglio se dall’altra parte, nei panni del cattivo, c’è un’altra star stilosa come Ethan Hawke. Bel casting, ma anche questa per la Marvel non è una novità.

Moon Knight però una cosa diversa dal solito la fa: ci porta lontano dalla solita estetica marvelliana per trovarne una molto personale, forse più adatta a una storia di Indiana Jones, o a un episodio di Tomb Raider, che a un classico racconto di supereroi. Perché qui ci sono le catacombe, i giganti con la faccia di animale, le mummie e gli zombi. E anche un sacco di altre cose, tanto che a volte sembra perfino un po’ troppo. Però lo spettacolo visivo messo in piedi dai registi – con un sacco di belle idee anche su come usare gli effetti speciali digitali, che naturalmente abbondano –  nella maggior parte dei casi basta a mantenere la visione interessante. Quando si viaggia con la Marvel, si sta benissimo anche in seconda classe.