Musica: Due parole con Cesare Basile

di L'Alligatore

Recensioni
Musica: Due parole con Cesare Basile

Un disco di Cesare Basile è sempre un avvenimento, questo suo nuovo album lo è ancora di più. Lo è per le storie che racconta e lo è per il modo nel quale è nato. Storie di matti, anarchici, lavoratori a giornata, storie di sfruttati, di donne vilipese e di assassini esasperati, storie di chi, nonostante tutto, non rinuncia a sognare. Nato nella sua Sicilia, dove è tornato dopo anni di vagabondaggi rock in giro per il mondo. Nato in un luogo come il Teatro Coppola di Catania occupato, con il sostegno dell’Arsenale (Federazione siciliana per le arti e la musica). Tutto questo impegno diretto si sente nelle dieci perle, per i personaggi narrati, la vita che ci trovi dentro, la storia e le Storie. L’album, che per la prima volta porta come titolo il suo stesso nome, è in uscita per Urtovox per la versione cd, e per Viceversa Records per il vinile. Prima della partenza del tour, con presentazione a Catania e Palermo, ho mandato alcune domande a Cesare. Queste le sue risposte.

Come e dove è nato questo tuo nuovo album? … Il come e dove, non mi sembrano indifferenti.
E’ cresciuto in silenzio fra la polvere di un Teatro occupato, il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini. Ispirato da una delle più belle esperienze della mia vita: riscoprire a 48 anni la forza generata dall’unione di bisogni individuali che, condivisi, diventano motivo di azione, stimolo a farsi la libertà.

Perché un disco firmato con un titolo che è il tuo nome, per la prima volta dagli inizi? Per dire “io sono le mie canzoni”? Per dire “le mie canzoni prima di me”?
Per assumermene la piena responsabilità. Più che un titolo è la rivendicazione di ogni singola nota e parola. Una dichiarazione di complicità con le storie che vengono narrate.

Il ritorno in Sicilia, l’impegno diretto, fisico direi, nell’Arsenale e nel teatro Coppola di Catania occupato. Come entrano queste esperienze nelle tue canzoni?
Le esperienze di cui parli hanno segnato profondamente il valore della mia solitudine e, rispettandolo, sono riuscite a trasformarlo in ricchezza da condividere con gli altri. Mi hanno portato a realizzare un album “politico”, il primo dichiaratamente tale della mia carriera. Un album di posizione, schierato senza mezzi termini.  

C’è qualche pezzo che preferisci?
Non direi. Questo disco è un’unica grande canzone libertaria.

C’è una versione cd, per la Urtovox, con la quale collabori da un po’, e c’è una versione in vinile, per Viceversa Records, per la collana In Vinile, della quale sei direttore artistico. Che differenze sostanziali tra queste due versioni?
La versione in vinile è un doppio che, oltre a “Cesare Basile”, include “Le ossa di Colapesce”, una raccolta di mie canzoni e mie vecchie passioni registrate in acustico su un vecchio otto tracce a nastro. “Le ossa di Colapesce” doveva essere il disco che inaugurava la collana In Vinile della Viceversa, poi ha lasciato il posto a lavori di altri cari e bravi amici, così ci è parso giusto farne il valore aggiunto di questa pubblicazione.

Come e dove presenterai l’album?
Farò due presentazioni speciali al teatro Coppola Teatro dei Cittadini, di Catania, e al Teatro Garibaldi Aperto, di Palermo, l’8 e il 9 Febbraio. Un modo per sottolineare l’assoluta appartenenza ad azioni politiche quanto mai importanti in questo momento storico. Avrò con me una band messa su apposta per l’occasione con Rodrigo D’Erasmo, al violino, Enrico Gabrielli, ai fiati, Luca Recchia, al basso, Massimo Ferrarotto, alle percussioni, Manuel Agnelli, al pianoforte. Complici e sodali.

Per finire: una domanda che non ti ho fatto, un appello, un saluto, qualcosa che non abbiamo detto o qualcuno che non abbiamo ricordato, da fare assolutamente …troppe cose?
Fare assolutamente quello che i nostri bisogni ci chiedono, senza chiedere permesso.