Dischi per aspettare l’inverno: Valentina Fin, Diego Bitetto, Peppe Voltarelli

di L'Alligatore

Recensioni

Valentina Fin Ensemble – Kurt!

Bello che si riscopra Kurt Weill (e Brecht ovviamente), con un disco oggi. Lo ha fatto in modo semplice e diretto il Valentina Fin Ensemble con Kurt!, album che rielabora in modo moderno sue composizioni. A metà strada tra il jazz e la classica, con la voce protagonista tra archi e piano in cinque standard della tradizione jazzistica più due originali. Un modo molto bello di rendere contemporanea ai contemporanei, musica di un secolo fa. Un’atmosfera calda, mitteleuropea, che ti pare di essere dentro un bel locale fumoso e intellettuale di Berlino, una voce che incanta fin da subito, tra atmosfere filmiche e i versi di Brecht. Cosa desiderare di più dalla vita?

Diego Bitetto – Il giardino di mai

Personaggio lunare, “a parte”, Diego Bitetto. Esordisce a quarant’anni con questo incredibile album intitolato Il giardino di Mai. Quasi un’ora di ascolto per quindici pezzi, e già la cosa è particolare, vista la velocità della musica di oggi e dei dischi che arrivano a mezzora quando va bene. Ma questa è musica senza tempo, Bitetto è un cantautore che ha mandato a memoria la scuola genovese, De André in testa, ma non è un copista. Ha il suo stile, politico-poetico e surreale, non a caso anni fa ha pubblicato un testo di versi aulici. In queste canzoni, cantante al piano, ci sono riferimenti alti, ma anche bassi secondo me. A tratti, in certi coretti, sembra di sentire la colonna sonora di “Edward mani di forbice”, e anche storie d’amore strano di quel film, come del resto la copertina può ricordare. Paragonato al primo Tricarico, a me ricorda anche il surreale Dino Fumaretto. Teniamolo sotto osservazione. Stretta.

Peppe Voltarelli – Planetario

Un disco nato per vincere il Premio Tenco, infatti l’ha meritoriamente vinto questo Planetario, quinto album solista di Peppe Voltarelli. L’ha vinto per la categoria Miglior interpreti di canzoni, ciò vuol dire che non sono canzoni sue, ma interpretazioni di canzoni di altri. Da Bob Dylan a Domenico Modugno, da Antonio Machado a Joan Isaac, da Joan Ollé a Sergio Endrigo. E poi Vladimir Vysotskij, Jacques Brel, Cacho Castańa, Georges Dor, Lèo Ferrè … insomma nomi che racchiudono un mondo, e che Voltarelli apre al mondo, con spirito internazionale e internazionalista, toccando quasi tutta la musica del mondo. Il titolo calza a pennello, e anche se la pandemia ha cambiato l’impianto originario del progetto che doveva essere dal vivo in concerti in Catalogna, non ne ha cambiato il senso profondo: andare in direzione contraria e ostinata contro sovranismi e colonizzatori della musica. Scusate se è poco…