Nostalgia istantanea: MySpace

di Redazione Smemoranda

Storie di Smemo

Prima di essere il Myspace che ricorda chi ha vissuto i primi Duemila, “myspace” esisteva già come nome su internet: è un nome abbastanza figo no? Myspace.com: bello, attira. Dunque: nel 1997 myspace era un’agenzia che si occupava di mettere online la tua attività commerciale: siti per dentisti, avvocati, parrucchieri…

Poi quella società è fallita, e il nome myspace l’ha preso un’altra azienda che si occupava di offrire spazio su internet, un drive virtuale dove caricare i tuoi file: insomma, una primitiva forma di cloud, che offriva 300 megabyte di spazio. Ai tempi, di roba ce ne stava. Peccato che dopo un paio d’anni di attività anche quel myspace è fallito, e da un giorno all’altro ha chiuso i suoi server e ha cancellato i file di 8 milioni di clienti nel mondo. Ops.

Finalmente nel 2003 arriva il vero Myspace: il primo social network pervasivo, che tra 2003 e 2005 aveva accumulato 25 milioni di utenti, e poi ha iniziato a crescere in modo esponenziale. Tutto grazie al lavoro del fondatore Tom Anderson, cioè “Myspace Tom”, l’amico che ti veniva aggiunto di default quando ti iscrivevi a Myspace. Lui aveva 300 milioni di amici e continuava a dichiarare 32 anni sul profilo, per tipo 5 anni di seguito. Ma questa è un’altra storia. Quella che vogliamo raccontare oggi è invece la storia personale del fondatore di Myspace.

La vera storia di Myspace Tom

Tom Anderson, fondatore di Myspace, nel 1985 aveva quattordici anni e frequentava il liceo a Escondido, in California. A casa, però aveva un computer, e con quello, dalla sua cameretta, aveva violato il sistema informatico della Chase Manhattan Bank. Già, esatto. Tom si faceva chiamare Lord Flathead, e come il protagonista del film WarGames al cinema in quegli anni, era un hacker che usava per entrare nei sistemi informatici un sistema molto semplice: ai tempi il poco internet che c’era viaggiava su linee telefoniche, così gli hacker utilizzavano programmi che componevano numeri di telefono in sequenza fino a quando non ricevevano una risposta via modem, quindi segnalando che c’era un sistema informatico all’altro capo. Questi sistemi informatici avevano spesso una password facilissima o anche nessuna password, e quindi poteva capitare che un ragazzino riuscisse a entrare nel sistema di una banca. Poi, è chiaro, una cosa del genere non poteva passare inosservata: nell’estate del 1985,  cinquanta agenti dell’FBI hanno fatto irruzione nelle case di Tom Anderson e di tutti i suoi amici hacker. I giornali dell’epoca riportano che i federali erano andati con le truppe d’assalto, perché si aspettavano di trovare la mafia, i russi. Invece era un gruppo di adolescenti guidati da uno che al primo anno del liceo.

Dalle notizie che si trovano sul web non c’è traccia di processi, forse perché l’unica cosa che avevano fatto era entrare nel sistema: non avevano toccato niente, non avevano trasferito soldi, l’avevano fatto per divertimento. E questo insieme al fatto che erano tutti minorenni praticamente gliel’ha fatta fare franca. Quindi, Tom Anderson ci sta molto simpatico. Non solo perché era uno che faceva questi piani hacker mitici a 14 anni, ma anche per come ha fatto finire la faccenda di myspace.
Piccolo riassunto: nel 2003 parte Myspace, nel 2005 è un mega successo. Lo stesso anno arriva Rupert Murdoch, super miliardario della Fox, che decide di comprarselo: offre a Tom 580 milioni di dollari, che accetta. Nel 2011 Murodch rivende myspace per 35 milioni di dollari: perdita netta di 545 milioni. Ecco il genio di Tom Anderson: al momento giusto, vende a vecchi danarosi che ormai non capiscono più niente, e se ne va. Fine. Non continua a fare l’imprenditore, no: comincia ad andare a zonzo per il mondo. Guardate il suo instagram.

 

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Ora, è chiaro che magari ci sono persone che possono percepire la differenza tra avere 100 milioni in banca o 100 miliardi, ma in generale 100 milioni sembrano più che sufficienti per una vita tutto sommato decente, dai. Benissimo così: rispetto per Tom Anderson, il nostro amico di Myspace.