Nadia Comaneci e il 10 perfetto

di Michele R. Serra

Storie di Smemo - Storie(s) Olimpiche

Oggi Nadia Comaneci è un pezzo di storia dello sport. Forse il nome più splendente tra quelli scritti nel grande libro della ginnastica. Senza dubbio l’atleta più nota della storia della Romania. Un’atleta che a quarant’anni dai suoi primi successi ancora è protagonista di spot pubblicitari. Tutto nato da un numero, da un voto: 10. Che poi è il massimo nelle scuole di molti paesi del mondo, e sicuramente è il massimo per la ginnastica.

Montreal 1976: Il 10 che non era un 10

Quel “dieci” che ha cambiato la storia dello sport è apparso su un tabellone luminoso del Forum di Montreal il 18 luglio 1976. Era il secondo giorno dei giochi olimpici canadesi di quell’anno, quello della finale delle parallele asimmetriche. Ma a dire il vero, non era neanche un 10. Ecco, il punto è che il compito di progettare e gestire i tabelloni elettronici delle Olimpiadi era dal 1932 apannaggio dell’Omega, storica azienda svizzera produttrice di orologi. Prima delle Olimpiadi di Montreal, alcuni responsabili di Omega chiesero al Comitato Olimpico Internazionale se nei tabelloni da usare alle gare dovesse essere prevista la possibilità di un punteggio pari a 10, che avrebbe richiesto l’aggiunta di una seconda cifra prima della virgola che segna i decimi e i centesimi. Il CIO rispose che no, non era possibile che un atleta ricevesse un 10.

Alla finale delle parallele asimmetriche, però, Comaneci non fece neanche un errore. I giudici andarono dal responsabile dei tabelloni Omega e gli chiesero cosa potessero fare. Lui disse loro che si poteva segnare 1.00 o 0.10, ma che il dieci non si poteva mettere. Così optarono per la prima. Nadia non capì finché una sua compagna di squadra le fece capire a gesti che c’era qualcosa che non andava al tabellone, ma che i giudici le avevano assegnato un 10. E che aveva vinto la medaglia d’oro.

Nadia Comaneci prigioniera del regime

Dopo gli applausi, le tre medaglie d’oro e l’inno nazionale rumeno suonato in suo onore, la vita di Nadia avrebbe dovuto essere tutta in discesa. E invece le cose non vanno sempre come devono andare. Nadia aveva solo 14 anni, ed era diventata un simbolo perfetto per il regime messo in piedi nel suo paese da Nicolae Causescu. Al suo ritorno in patria Nadia fu proclamata eroe del lavoro socialista e usata come un oggetto. Non solo della propaganda, purtroppo. Aveva 17 anni quando il figlio del dittatore, Nicu, decise di renderla sua amante. Nadia, prigioniera del palazzo, finì per diventare depressa, fino a tentare il suicidio. Ma perfino in quelle condizioni mentali vinse due ori e due argenti alle olimpiadi di Mosca, nel 1980. Qualche tempo dopo si ritirò dallo sport, e scappò dalla Romania.

La nuova vita di Nadia

Il regime di Causescu non esiste più. Il dittatore è stato condannato a morte, suo figlio altrettanto morto, in carcere. Nadia è arrivata negli Stati Uniti come rifugiato politico a soli 27 anni, quando aveva già il volto segnato. Oggi vive in Oklahoma con il marito, il ginnasta americano Bart Conner. Ha scritto un libro, Lettera a una giovane ginnasta, che aracconta quanto sia sbagliato crescere troppo in fretta. È proprietaria di un’accademia di ginnastica, dell’International Gymnast Magazine e di 4 negozi di articoli sportivi. Quattordici anni fa è diventata madre. Suo figlio non diventerà un ginnasta, a meno che lui non lo voglia. Avrà quella libertà di scelta che lei non ha avuto. E che forse valeva più di qualsiasi dieci.

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