Napoli Fiorentina

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
Napoli – Fiorentina

Live from stadio San Paolo: strapieno.

È domenica e il Napoli ospita la Fiorentina capolista.

Sarri indossa la tuta ed è a conoscenza della massima calcistica “squadra che vince non si cambia”. Paulo Sousa, l’allenatore della Fiorentina, invece, cambia formazione: schiera Bernardeschi al posto di Ilicic che aveva ben figurato nelle ultime uscite della squadra attualmente prima in classifica.

La partita si gioca a centrocampo, i giocatori sono guardinghi, raddoppiano, chiudono corridoi proficuamente: se le danno di santa ragione. I praticoni del centrocampo lottano senza sosta fino a quando lo speaker del Napoli, Daniele Bellini, per tutti Decibel, avverte i presenti che ha segnato Lo-ren-zo In-si-gne, il beniamino. E’ successo che il capitano Hamsik ha fatto passare la palla nel corridoio sinistro tra il terzino e il centrale della Fiorentina, i quali si sono fatti sorprendere dal taglio di Insigne, un ragazzo napoletano. Lorenzo è letteralmente sbucato alle spalle dei difensori della Fiorentina evitando il fuorigioco e senza pensarci neanche un nanosecondo ha tirato in porta. Il suo spavaldo piede destro non ha fallito: la palla si è insaccata alla sinistra dell’incolpevole portiere. Il San Paolo esplode di gioia, Decibel è in stato d’euforia, la pelle è d’oca, il Napoli è in vantaggio.

Sennonché, l’ex giocatore della Juventus, l’allenatore della Fiorentina, fa entrare in campo Ilicic al posto di Bernardeschi e la Fiorentina pareggia. E’ proprio Ilicic a servire un pallone d’oro a Kalinic, il quale, con tutta la sua durezza di cuore, non si fa pregare due volte nel metterla dentro. I tempi sono perfetti, il diagonale è efficace: un bel centravanti questo Kalinic.

Ma il Napoli ha Gonzalo Higuaín che conquista palla nella metà campo avversaria, scambia il pallone con un compagno di squadra, che a sua volta gli fa di nuovo recapitare il pallone a mo’ di triangolo. Il fuoriclasse del Napoli difende la sfera con il corpo, entra in area e di sinistro trafigge Tatarusano, l’incolpevole.

Il Napoli vince.

Questa partita ha insegnato un certo fatto: ha spiegato agli astanti che quando un allenatore trova una formazione tipo è inopportuno poi cambiarla.

È un po’ come quando si passa una bella serata con una ragazza. Quando si torna a casa si pensa a quando la si rivedrà un’altra volta. Nei giorni seguenti si brama addirittura di rivederla. Cosicché si trova il coraggio di farglielo sapere. Si cerca in qualche modo di prendere un appuntamento fino a quando lei accetta. Succede però una cosa strana: si decide all’improvviso di mandare al convegno un’altra persona. Son fisime.

È così che, più o meno, è andata la partita tra Napoli e Fiorentina. L’allenatore del Napoli si è presentato all’appuntamento senza indugi, senza troppi cazzi, quello della Fiorentina ha mandato un’altra persona, chissà che cosa gli baluginava ‘inta la capa.

Dopotutto non potrebbe essere altrimenti, Maurizio Sarri è un allenatore che vuole bene ai suoi giocatori. Lo si vede benissimo nella tenera reprimenda che durante la partita riserva all’armadio del Napoli, Kalidou Koulibaly, un tale che nella vita fa il centrale. In quella circostanza lo si comprende bene anche attraverso lo schermo che ha cercato con tutto se stesso di fargli capire le sue idee rispetto alla fase difensiva. E lo ha fatto senza nascondersi, senza stare a pensare alle telecamere, dialogando senza pari e senza remore. Sarri è un allenatore che ama il calcio come Socrate ama il dialogo. Egli pensa ai suoi giocatori e non a se stesso, si mette al servizio della propria squadra quotidianamente senza avere il terrore della monotonia. Per dio, che male c’è se giocano gli stessi!