Nevermind, di Tuono Pettinato

di Michele R. Serra

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Nevermind, di Tuono Pettinato

Non si può dire che Kurt Cobain non avesse anticipato i suoi desideri di morte, che non sbandierasse al mondo la sua depressione cosmica. Nel corso delle sue ultime interviste, continuava a ripeterlo. Eppure a vent’anni di distanza da quella mattina in cui un elettricista per caso ritrovò il suo corpo nella sua casa sul lago Washington, nei dintorni di Seattle, c’è uno dei suoi fan che vorrebbe ricordarlo in modo diverso. Si chiama Tuono.

Tuono Pettinato ha preso il suo nome d’arte da un racconto di Borges, La biblioteca di Babele, ma in realtà è un ragazzo toscano poco più che trentenne di nome Andrea Paggiaro. Di mestiere fa i fumetti, ed è fissato con le biografie (tipo, ne ha disegnata una di Garibaldi fantastica, definitiva). Però è anche un musicista – cioè, non proprio: per anni ha suonato insieme a un gruppo punk hardcore, i Laghetto, solo che lui in effetti suonava una chitarra finta, una chitarra giocattolo. E questo serve a far capire che tipo è.

Adesso Tuono fa il disegnatore a tempo pieno (anche sulla Smemo), ma la passione per la musica gli è rimasta. E quando ha pensato a come raccontare a fumetti al vita di uno dei suoi idoli di gioventù, si è detto: voglio che sia una cosa diversa dal solito. Niente icone tristi, niente depressione. Lo voglio disegnare mentre cresce, da bambino, prima del successo. Racconterò della sua famiglia, dei suoi amici, e soprattutto di uno: il suo amico immaginario.

Si chiamava Boddah, l’amico immaginario di Kurt Cobain, quello a cui Kurt ha scritto l’ultima lettera prima di suicidarsi. Tuono Pettinato lo disegna uguale a Hobbes, il tigrotto amico di Calvin e protagonista di una delle strisce a fumetti più famose della storia americana. E riesce a trasformare quella storia – ok, è triste, non lo neghiamo – in una consolazione.