Nina che disagio: fiaba urbana di scelte, paranoie e sbattimenti

di Giulia Broglia

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Nina pensa di essere la sola a sentirsi terribilmente a disagio in mezzo agli altri. La sua storia, però è la storia di tantissimi ragazzi, e ragazze soprattutto, per questo tanti si ritroveranno in queste pagine.

Nina è insicura, indecisa, si fa prendere dall’ansia, insomma: è sempre in sbattimento, sempre in paranoia. E ne è perfettamente consapevole, non fa che ripeterselo. Quello che non sa, è che ha anche tantissime qualità di cui non si è accorta, cose che dà per scontate, perché “sue”, ma che la rendono unica. Ha un grande talento nel disegno, per esempio, è onesta, generosa, e una grande amica. Per accorgersi di tutti questi pregi dovrà passare attraverso l’incantesimo di una vecchia pazza, una signora che incontra per strada e, vedendola in difficoltà, le fa un sortilegio, una magia maldestra, perfetta per questa fiaba urbana datata 2018.

Dopo questo incontro, Nina si sveglia e trova nel letto il suo doppio, la gemella dai toni opposti, a colori inversi. La nuova Nina infatti è molto sicura di sé, spigliata, capace di trovare subito un lavoro e un appuntamento con un ragazzo carino. Ci sa fare, la nuova Nina, sembra non aver paura di niente, del suo aspetto fisico, di fare figuracce, di non essere all’altezza. Però, come in uno specchio, le manca tutto quello che Nina è veramente. Cioè una persona gentile, un’amica fidata, un’artista sensibile, anche se ancora agli inizi, una ragazza che non si piega a troppi compromessi, perché sa in cosa crede.

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Ilaria Palleschi debutta con questo graphic novel leggero ma importante (Bao publishing), riempiendo le tavole con la vita di tante ragazze, tra dubbi, incertezze e momenti importanti di cambiamento, svolte e decisioni. Nina non risolve le sue paranoie in queste pagine, il disagio resta, e a tratti è anche comico. È impossibile, in fin dei conti, non avere paura, perché la paura prende tutti e non risparmia nessuno. Non siamo gli unici ha essere imprecisi, imperfetti, imparanoiati. Siamo unici però, si può partire da lì.

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