NO TAV

di Don-Gallo

Storie di Smemo
NO TAV

Io sto con chi protesta contro la Tav, sto con i “partigiani” della Valle che hanno scelto la democrazia e la difesa della salute contro affari e cricche. Persone che lottano per la verità contro un’opera inutile, pericolosa e disastrosa. Da quelle parti c’è uno spirito di libertà, nelle catacombe del convento dei frati di Susa c’era la sede del comitato di Liberazione nazionale.

Questa è una vera e propria resistenza per il futuro dell’ambiente e della democrazia. In quella Valle hanno creato una rabbia, e non sarà facile farla rientrare. Come si fa a non sentire la voce del popolo e poi andare a Bruxelles a difendere questa cattedrale inutile dell’alta velocità? Sono un antico membro del comitato No Tav e sono convinto che l’opera che si vuole realizzare contro la volontà popolare sia inutile. Lo diceva già l’Economist a settembre 2011, senza dimenticare i 360 professori universitari che da anni sostengono questa tesi. Assurdo pensare a una spesa così alta per una cosa senza senso, quando da decenni abbiamo i treni dei pendolari che non funzionano.

Questa è perciò una protesta emblematica anche perché ha superato i confini del territorio: è una rivolta nazionale delle coscienze contro un enorme sopruso. C’è chi non vuol essere schiavo delle cattedrali nel deserto.

Il fatto che nessuno voglia discutere, questa è violenza, si vergogni chi parla di manifestanti violenti e tira fuori pure le poesie di Pasolini. Non ce l’ho con il singolo poliziotto: la mia accusa va alla scala di comando delle forze dell’ordine. Sono contro le violenze vandaliche ma non si può cancellare un movimento ventennale e una coscienza democratica. Ai violenti dico che occorre dialogare per non offrire alibi al potere ma anche i poliziotti non devono istigare violenze. In Val di Susa la bussola lì è la Costituzione. Il “laboratorio” del dissenso è nazionale, si sta muovendo contro bande e affari.

Il processo è iniziato e non si torna indietro.