Number 23

di Vera Trama

Recensioni
Number 23

:10 Popcorn:

1. Il soggetto – la ricorrenza del numero 23 nella vita di un insospettabile accalappiacani – è semplicemente geniale. Impossibile non uscire dalla sala cominciando a sommare le cifre di qualsiasi cosa capiti sott’occhio.

2. L’interpretazione di Jim Carrey, realmente ossessionato dal 23 anche nella vita reale, è straordinaria. La sua migliore, probabilmente, dopo The Truman Show.

3. La regia di Joel Schumacher (ci credereste? E’ il suo 23esimo film!) è ispirata e alcune sequenze sono davvero memorabili.

4. Virginia Madsen, l’attrice co-protagonista, è credibile sia nei panni della moglie di Jim Carrey che in quelli della vamp sadomaso Fabrizia, due ruoli profondamente diversi tra loro.

5. E’ un thriller psicologico dove ad avere il sopravvento è la componente intellettuale e psicologica: finalmente qualcuno che non pensa che il pubblico di questo genere debba essere per forza cerebroleso.

6. Un paio di scene, inaspettate e imprevedibili, fanno saltare sulla poltrona.

7. Il finale non è banale e telefonato come nei soliti thriller: magari non è spettacolare come si potrebbe sperare, ma se non altro non fa venire voglia di mandare gli sceneggiatori a quel paese.

8. La curiosità di sapere come stanno veramente le cose sale mano a mano che il film va avanti.

9. Diverse battute comiche e ironiche sono indovinate, e c’è modo di farsi anche qualche sana risata.

10. Non è uno scherzo: è proprio vero che c’è il 23 dietro agli enigmi irrisolti più inquietanti della Storia…

:10 Uova Marce:

1. La tensione è piuttosto scialba per tutta la durata del film, e manca quel senso di angoscia che invece il soggetto richiede.

2. Alla lunga, il ‘gioco’ del numero 23 diventa un po’ troppo monotono, macchinoso e ripetitivo.

3. I personaggi secondari sono caratterizzati in modo superficiale, anche quando hanno una funzione specifica all’interno della trama.

4. Il ruolo del Destino e della Fatalità è appena accennato e legato al cagnolino Ned, troppo caricaturale per essere convincente.

5. Certe digressioni narrative rallentano il ritmo in modo eccessivo e non hanno nessuna rilevanza ai fini dell’intreccio.

6. Il montaggio è più simile a un videoclip che a un film vero e proprio.

7. La sensazione generale è che le scene ‘forti’ siano state girate col freno a mano tirato: non si arriva mai a vedere fino in fondo quello che ci sarebbe da vedere.

8. Alcune forzature della storia sono evitabili: non aggiungono niente e creano contraddizioni e incongruenze.

9. La colonna sonora è insignificante (come se non ci fosse), mentre di solito nei thriller è una componente fondamentale.

10. Alla fine rimane l’amaro in bocca per una bella idea che poteva essere sfruttata molto meglio.