OddWorld: Soulstorm non è leggero come sembra

di Redazione Smemoranda

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Inizia a cento all’ora, Oddworld: Soulstorm. Perché siamo in mezzo a un deserto, in un mondo alieno, e c’è un treno in corsa, o meglio è una monorotaia, o meglio ancora, una monorotaia rovesciata. Dentro c’è Abe, il protagonista, inseguito da una serie di alienini in groppa a dei droni che sparano con delle mitragliatrici. Tutto molto retrofuturistico, anzi la parola giusta è steampunk.

Da lì in poi il ritmo non cala, e lo stile neanche. Francamente è strano che un mondo così ben costruito, bello da vedere, raccontato con qualità (se non cinematografica, almeno televisiva, ammesso che nel 2021 questa distinzione possa ancora avere un senso), sia stato messo in pausa per così tanto tempo: il gioco precedente è del 2014, e già lì era un’operazione di rilancio dopo che la saga di Oddworld si era fermata per tipo tredici anni. Detto questo, Oddworld: Soulstorm è un seguito diretto del precedente Oddworld: New N Tasty, ed è fondamentalmente un platform moderno.

I giochi di piattaforme in questo periodo vanno forte, ne escono davvero molti. Come se tra i gamer dell’inizio 2021 ci fosse un desiderio di tornare ai tempi in cui i giochi non erano colossal cinematografici, non erano romanzi fiume con trame complicatissime. Ai tempi in cui i videogame erano leggeri o leggerissimi, una partita e via. Anche se in effetti, dire che Oddworld: Soulstorm è leggerissimo, hmm, sarebbe profondamente sbagliato.

Oddworld: Soulstorm non è un gioco leggero perché ha una storia bella spessa, perché è pieno di ironia macabra, e soprattutto perché è piuttosto difficile. Nel senso che cammina su quel filo sottile che distingue un gioco cattivo, quindi impegnativo, da uno frustrante, quindi che ti fa scagliare il joypad sul 65 pollici nuovo che pure due soldini li costa. Personalmente ho superato quel limite solo un paio di volte, ma dipende un po’ anche dalla propensione personale del singolo gamer, ovviamente. In ogni caso, un giro per il mondo di Oddworld vale sempre la pena farlo, anche se magari non sarà proprio così rilassante e leggero come potrebbe sembrare.