Ofeliadorme Bloodroot

di L'Alligatore

Recensioni
Ofeliadorme – Bloodroot

Ritornano gli Ofeliadorme, ritornano con un nuovo grande disco, uno dei migliori usciti negli ultimi anni, e per me, che posso dire di averli visti nascere, è motivo  d’orgoglio. “Bloodroot”, letteralmente radice di sangue, quella della Sanguinaria Canadiensis, elegante fiore bianco le cui radici, se recise, secernono un liquido rosso sangue. Usata dagli Indiani d’America per dipingersi il volto come rituale da guerra, ma anche filtro d’amore o medicinale. Il disco è racchiuso in questo fiore, nove petali profumati e intensi tutti da ascoltare.

Tra i più profumati la title-track, che sarebbe perfetta per un Tarantino-movie dalla parte degli indiani, “Magic Ring”, acida voce e chitarra di rara intensità, “Brussels” ritmica e lenta, sembra sul punto di scoppiare (tanti ospiti: Angela Baraldi e Alberto Poloni voci, Vittoria “Massimo Volume” Burattini batteria, Bruno Germano chitarra), “Ulysses”, pop internazionale con Francesca Bono a ricordare la migliore Toni Childs e ottime letture, “Shuttering morning”, dove la voce è usata come un qualsiasi strumento musicale e c’è l’inserimento di un banjo celestiale.

Registrato quasi interamente live, risulta fresco e diretto anche dopo molti ascolti, perché è un album che va alla radice (rossa), delle cose, sia come testi, sia come musiche. Magico, unico, energico/energizzante. Bloodroot.