Ogni Maledetto Lunedì su due… oggi è Zerocalcare

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
Ogni Maledetto Lunedì su due… oggi è Zerocalcare

La scorsa settimana, era di giovedì, essendoché all’Ecole Normale Supérieure di rue d’Ulm era in atto la Semaine de la culture italienne, io sono andato alla Normale. Si trattava di una settimana dedicata alla cultura italiana contemporanea organizzata da dei ragazzi davvero forti, tra di loro c’era pure una ragazza carina e simpatica che si chiama Louison. È proprio Louison che mi ha invitato a portare Marcovaldo dentro la Normale, ché Marcovaldo è una libreria. Era di giovedì e c’era in programma un incontro con Manuele Fior e Zerocalcare (l’incontro verteva sul fumetto), e  ricordo chiaramente che nel tempo in cui entravo alla Normale (io unico rappresentante del Marcovaldo in quanto i miei compagni a quell’ora sgobbavano in sede), mi sono chiesto che cosa significasse per me entrare alla Normale e intanto che me lo chiedevo, all’altezza del cortile di questa bellissima scuola, ho incontrato gente che conosco e che ho dovuto salutare e con la quale ho dovuto parlare, e tutto questo è stato un checkpoint charlie alla mia elucubrazione di che cosa significasse per me entrare alla Normale; e se me lo chiedessi adesso, col senno di poi, che cosa per me allora significò entrare alla Normale, farei la parte di quel centrocampista definito abulico dal telecronista, qualcosa come uno spaesamento.

Ad ogni modo io ero andato all’Ecole Normale Supérieure di rue d’Ulm per vendere i libri di Zerocalcare e Manuele Fior e per, cosa più importante e altrettanto remunerativa, ascoltare cosa è che avessero da dire.

L’incontro era organizzato a mo’ d’intervista: c’era Louison, la bella e brava e gentile Louison, che faceva domande sia all’uno che all’altro dei protagonisti.

L’intervista è andata più o meno così: mentre Fior parlava di colore caleidoscopico e di freud e della sua vita vissuta cercando la sua vocazione e di Mattotti e di Moebius, sue fonti d’ispirazione, Zerocalcare si prodigava in uno sforzo terribile per accettare di essere stato chiamato alla Normale a parlare di se stesso e della sua arte, che si chiama fumetto.

Pian piano Zerocalcare è riuscito a districarsi da se stesso e ad accettare di avere tanta gente che lo ascoltasse (la sala era gremita), e ha iniziato a parlare di locandine per concerti Punk, di collettività, di Rebibbia, del G8, del centro sociale La Strada, dei 4 ragazzi No TAV arrestati ingiustamente ed in isolamento; di Gipi che è un dio e del salone del libro di Torino che è l’orrore.

Secondo me il momento più significativo di questo incontro è stato quando è arrivato il turno delle domande del pubblico e in particolare quando una ragazza ha chiesto cosa significasse per gli intervistati disegnare. Manuele Fior ha risposto facendo l’apologia del suo lavoro e ha detto che è senz’altro meglio che fare il cameriere, invece Zerocalcare ha dichiarato che si è rotto il cazzo de disegnà.

Dopodichè io, finito l’incontro ed ebbro di fumetto, ho camminato dalla rive gauche, dove è situata la Normale, alla rive droite, dove è situata casa mia, sperando d’incontrare una ragazza che mi piace. Sono entrato in casa da solo e ho repentinamente realizzato che l’unico libro di Zerocalcare che avevo nel mio sacco, e ce lo avevo per via del fatto che non lo avevo venduto in quanto era rovinato, si chiama “ogni maledetto lunedì su due”; cosicché l’ho iniziato a leggere.

Ho avuto, leggendo, la chiara impressione di non essere il solo a non averci un planning, e questo mi ha fatto pensare al solipsismo e alla sua crudele illusione. Zerocalcare mi ha reso partecipe del fatto che la “fascia oraria delle Bermuda” è un buco nero della nostra fessaggine, che con gli auricolari si rimorchia facile, che la forestale è manesca, che ci abbiamo l’e-pi-glo-tti-de, che la cantante pop Natalie Imbruglia è realmente esistita, che è terribile quando l’unico rimasto disponibile a cui “accollarla” sei tu;  che in qualche modo ci si arrangia e che si sta a galla finché non si “fracica”!

Lo stile di Zerocalcare è privo di orpelli e salamalecchi, è limpido, cristallino, trasparente, sincero. Vi è una, io credo, glasnost di schiettezza nello stile suo. La matita di Zerocalcare non è la matita di un architetto biscazziere; la matita di Zerocalcare è nuda: francamente esprime, solennemente sviscera, portentosamente disegna. Tutto questo come lo dobbiamo chiamare se non core?

Lunga vita alle braccia a ciondoloni, e a Calcare e all’Armadillo e a Roma Est e alla BAO publishing.

“Che ci fosse una falla nel meccanismo delle aspettative ce l’avrebbe potuto suggerire il fatto che la nota cantante pop Natalie Imbruglia era compresa in quelle di ciascuno di noi. Ma chi ci pensava.” Zerocalcare