Ombelico Infinito: come sopravvivere alla famiglia

di Michele R. Serra

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Più o meno dalla metà dei Duemila, Dash Shaw è un tipo che mi sta antipatico. Cioè, intendiamoci, non lo conosco. La mia è invidia, principalmente. Perché Dash Shaw è una di quelle persone-creative-super-cool che riescono benissimo in tutto quello che fanno. Per iniziare è nato nel 1983 a Hollywood, che fa sempre figo da dire. Poi è andato a studiare alla School of Visual Arts di Manhattan e a tipo 24 anni ha publicato un libro gigantesco a fumetti che si è preso recensioni entusiaste su tutte le riviste americane più hipster (perché ai tempi, se qualcuno se lo ricorda, c’erano gli hipster). Adesso lui fa l’artista, il fumettista, l’animatore, e tipo il suo ultimo cartone animato aveva dentro le voci di Jason Schwartzmann e Susan Sarandon, tanto per gradire, e ovviamente la gente al festival di Toronto si è spellata le mani… insomma, la vita di Dash Shaw è così. Almeno apparentemente. Quindi l’invidia ci sta. Però c’è un problema: avete presente quel libro che lui aveva scritto e disegnato a 24 anni, nel 2008, e che era piaciuto tanto a tutti? Ecco, l’hanno tradotto in italiano. L’ho riletto, e il problema è che non è niente male. Quindi forse Dash Shaw è davvero un piccolo genio.

Un graphic novel gigante

Ombelico Infinito è un graphic novel-fiume di 700 pagine in cui il protagonista della storia è disegnato sempre con la testa di una rana, tranne che in una vignetta. Una vignetta su 700 pagine. Infatti quando poi lo vedi, pensi subito: ahhh qua c’è qualcosa da capire, un molteplice livello di lettura, una metafora grafica, eccetera. E effettivamente queste cose ci sono. Però, più di questo, c’è uno di quei racconti sulla famiglia in crisi che sono da sempre al centro della grande letteratura americana, da Philip Roth a Jonathan Franzen. Intendiamoci, non è Philip Roth, però con il disegno Dash Shaw può fare cose che uno scrittore puro, inevitabilmente, non può fare.

Storia di una famiglia

Lo dice il titolo stesso: Ombelico Infinito è un libro autoriferito, in cui i protagonisti si perdono dentro i loro problemi abbastanza minuscoli, dentro le loro inutilità, però se vi piace questo tipo di narrazione crespuscolare, dentro Ombelico Infinito troverete una grande precisione, una grande capacità di osservazione e una scrittura – proprio a livello di sceneggiatura – che andrebbe bene per farci uno di quei film sulle famiglia che vanno tanto ultimamente. Tipo Noah Baumbach, come regista, quello di Storia di un matrimonio… ecco, quello ce lo vedrei bene. Certo, dovrebbe togliere un sacco di scene con la gente nuda e che fa sesso, perché certe cose al cinema non si possono far vedere. Diciamo che c’è scritto sulla copertina che non è un fumetto per bambini, ed è assolutamente vero. Ma voi fareste leggere il Lamento di Portnoy a un bambino? No, ovviamente.

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Il fumetto americano post-Duemila è fatto soprattutto di romanzoni grafici grandi e grossi, e credo che Ombelico Infinito sia uno dei libri che è necessario leggere per capirlo, uno dei fondamentali. Ma a parte queste motivazioni diciamo, culturali, il fatto è che quando leggi 700 pagine in un pomeriggio, senza pensare al tempo e senza guardare il telefono, è già un segnale molto chiaro.

Ombelico Infinito è pubblicato da Coconino Press.