Omicidio a Easttown è una serie super

di Redazione Smemoranda

Recensioni

Omicidio a Easttown fa parte di un filone di racconti ambientati negli Stati Uniti profondi – qui è la Pennsylvania – in cui i personaggi vivono vite tragiche su sfondi di mega-depressione personale e sociale. Tutto è bene ciò che fa star male.

Prima di tutto l’estetica: Easttown è una distesa di abitazioni modeste, legno e mattoni, comignoli tutti uguali uno in fila all’altro, il giardino davanti a casa. Banale, se non – appunto – depressiva. Poi, le storie familiari drammatiche: diversi personaggi ne contano più di una, a cominciare dalla protagonista. Infine, il contesto sociale caratterizzato da droga e povertà. Tutto questo, dicevamo, era lecito aspettarselo.

Non è solo una storia triste

Quello che distingue Omicidio a Easttown è però senza dubbio la capacità di costruire un romanzo corale a puntate che riesce a tenere insieme la necessità di continui colpi di scena – in epoca peak TV, chi non vuole tenere lo spettatore incollato allo schermo (e alla poltrona) semplicemente soccombe alla concorrenza – e il desiderio di raccontare tante vicende diverse, esistenze inevitabilmente interconnesse come solo quelle dei cittadini dei piccoli paesi di provincia possono essere. Basta muovere un solo pezzo per innescare complesse reazioni a catena. Certo, capita a volte anche che il gioco non regga, e riveli la sua natura artificiosa. Ma sono momenti rari, all’interno di un meccanismo narrativo che diventa esempio perfetto delle possibilità offerte dalla serialità televisiva: mai, in un lungometraggio di due ore, ci sarebbe stato il tempo per far crescere i personaggi come in questa miniserie.

Dopo Mildred Pierce, Kate Winslet dimostra ancora una volta il suo fiuto per la grande televisione. Le sue doti di attrice, invece, le conoscevamo già.