Il videogame di One Punch Man è realtà

di Michele R. Serra

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Il videogame di One Punch Man è realtà

One Punch Man è un fumetto bellissimo il cui protagonista è un eroe talmente potente che ditrugge tutti i nemici con un solo pugno. Mai più di un solo pugno. È talmente fuori scala come potere, che finisce per fare il supereroe per hobby (e alla fine si annoia anche un po’). Se l’idea vi sembra stupida e/o esilarante, è perché effettivamente lo è. E l’uomo che ha avuto questa idea è un disegnatore giapponese che si fa chiamare One, e nessuno sa quale sia il suo vero nome. È misterioso.

La storia di One, il misterioso autore di One Punch Man

One inizialmente era un blogger giapponese, un nerd appassionato di manga come tanti. Poi, ecco l’idea per un fumetto e la decisione di pubblicare One Punch Man su internet. Fin qui tutto sommato siamo nella normalità: è una cosa che fanno in molti in tutto il mondo – in Giappone quasi chiunque, è come per noi suonare la chitarra, o giocare a calcio. Però One ha una particolarità: non sa assolutamente disegnare. Non nel senso che disegna male, proprio nel senso “l’avessi fatto io, l’avrei disegnato meglio”. Il disegno è talmente brutto che paradossalmente diventa famoso tra i fan del fumetto giapponese. Quindi inizia a girare, finché qualcuno inizia a leggerlo. E si accorge che il disegno è inguardabile, ma la storia è uno spasso.

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Un giorno, One riceve una chiamata da Yusuke Murata, un disegnatore professionista che gli dice qualcosa tipo: “Voglio ridisegnare il tuo fumetto. Lo facciamo diventare un vero manga, e scommetto che avrà successo”. Cosa che effettivamente avviene: milioni di copie vendute, una serie animata prodotta da MadHouse (quelli di Death Note), e adesso anche un videogioco che si chiama A hero nobody knows.

One Punch Man: A hero nobody knows

Dunque. Ovviamente il problema fondamentale nel costruire un picchiaduro intorno a un protagonista invincibile è: se il protagonista è invincibile, non c’è sfida, quindi noi non ci divertiamo. Ma se lo rendiamo non invincibile, se lo indeboliamo, mettiamo in atto il peggior tradimento che possa esistere rispetto al fumetto originale. Quindi, come hanno fatto gli sviluppatori di Spike Chunsoft a risolvere questo dilemma? Praticamente, impedendoti di metterti nei panni di One Punch Man: puoi interpretare altri supercomnbattenti, ovviamente molto più deboli. Poi ovviamente lui arriva ad aiutarti, ma quasi mai sei tu. Il che francamente è un po’ frustrante.

Per il resto, il gioco è esattamente uguale a Jump Force, un altro picchiaduro dello stesso studio che aveva dentro praticamente tutti i personaggi dei manga più famosi del giappone, da Naruto a Dragon Ball ai Cavalieri dello Zodiaco. Peccato che quel gioco sia stato spernacchiato da tutti perché sembrava fatto per le console di dieci anni fa.

Quindi, non possiamo che dedurre che i nostri amici giapponesi di Spike Chunsoft volevano semplicemente fregarci un po’ di soldi, e che il gioco serve a questo. Ma noi invece non ci facciamo fregare e continuiamo a farci bastare il fumetto di One Punch Man, mentre il gioco lo mettiamo nel magazzino gigante degli adattamenti finiti male.
Oh, capita.