La magia di Onward funziona

di Michele R. Serra

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Adesso sì che i cinema riaprono davvero. Perché c’è finalmente un nuovo film che tutti vogliamo vedere, perché è firmato Pixar, perché i cartoni animati della Pixar non hanno solo rivuoluzionato il cinema d’animazione, dimostrando che si può provocare emozioni, e si può fare poesia, anche usando il computer. No, i cartoni animati della Pixar rappresentano semplicemente una delle più grandi vette artistiche della storia del cinema, lunga un secolo e rotti. Detto questo, giusto per non avere troppe aspettative… parliamo del nuovo della Pixar.

Onward: Oltre la magia. Un po’ di trama

Il nuovo film Pixar si intitola Onward – Oltre la magia, e comincia con una situazione, bè, piuttosto normale. Ci sono due fratelli adolescenti, abitano nella cosiddetta suburbia americana. Uno dei due è il protagonista, un mezzo nerd con problemi di autostima, maltrattato dai bulletti del college. I due sono orfani di padre, la mamma si è rifidanzata con un poliziotto, che chiaramente non gli sta troppo simpatico. Niente di troppo nuovo sotto il sole. Però ovviamente c’è di più: lo dice anche il titolo, c’è di mezzo la magia. Tipo: il nuovo fidanzato di mamma oltre che poliziotto è anche un centauro, comprese le quattro zampe.

Il tema centrale attorno a cui ruota la storia di Onward è dunque: ritrovare la magia dentro un mondo reale che della magia se ne frega, e in questo modo ritrovare se stessi, i propri affetti, la propria infantile capacità di meravigliarsi. Che per intenderci è un’idea che ci riporta dalle parti di classici film americani anni Ottanta, di Steven Spielberg o Robert Zemeckis. Infatti quando vedi Onward che cita Ritorno al Futuro, non ti stupisci più di tanto. Ma al di là del tema, conta lo svolgimento, no?

Ma era meglio la Pixar di una volta?

Si sente spesso dire che la Pixar ha perso la sua magia, che da quando l’ha comprata la Disney non c’è più la poesia di una volta, roba del genere. Bah. Ora, si può anche essere d’accordo sul fatto che Onward non sia Up o Alla ricerca di Nemo. Eppure i cartoni Pixar riescono sempre a trovare il tono giusto, e dietro la grande macchina produttiva/commerciale che mettono in piedi, rimane sempre l’emozione. Tanto inevitabile quanto ogni volta inaspettata. Sarà che in questo caso il regista, Dan Scanlon, era lui stesso il ragazzo che ha perso il padre da piccolo, lui che trovava rifugio nel mondo fantasy dei giochi di ruolo, e insomma ci ha messo dentro le sue, di emozioni. Possiamo in ogni caso essere certi che anche questa volta, quando pensi che tutto si risolverà nel solito modo americano/disneyano, la Pixar riesce a sorprenderti.