Oscar 2020: è Parasite il miglior film

di Michele R. Serra

News - Recensioni
Oscar 2020: è Parasite il miglior film

Miglior film, miglior regia, miglior film internazionale e miglior sceneggiatura originale: Parasite di Bong Joon Ho ha sbancato agli Oscar, aggiudicandosi oltre ai 4 premi, anche una serie di primati che lo lanciano dritto nel firmamento della storia del Cinema. Sì, proprio quello con C maiuscola. Infatti è la prima pellicola coreana ad essere candidata agli Oscar, e la prima in lingua non inglese a vincere l’ambita statuetta. È stato anche il primo film sudcoreano ad aggiudicarsi la Palma d’oro a Cannes, ed il secondo nella storia, dopo Marty, vita di un timido del 1955, a vincere sia l’Oscar che la Palma d’oro. E poi, una chicca per noi italiani, nella colonna sonora di Parasite compare una hit degli anni Sessanta di Gianni Morandi, “In ginocchio da te”, un brano all’altezza degli Oscar visto che all’epoca fu arrangiato dal grande maestro Ennio Morricone.

Non ho grande simpatia per la fissazione contemporanea nei confronti dello spoiler. Sono convinto che le storie possano essere raccontate bene, e possano essere un godimento per chi le ascolta, le legge o le guarda, anche se già sai come andranno a finire. Però ci sono delle eccezioni. Ci sono ad esempio deifilm in cui la sorpresa, il colpo di scena fa parte di questo godimento. E Parasite, l’ultimo film del regista coreano Bong Joon Ho, cade proprio nella categoria dei film sorprendenti, dei quali è meglio non sapere nulla. Una cosa però possiamo dirla, e cioè che questo è senza dubbio uno dei film più belli dell’anno, credo per qualsiasi tipo di pubblico. Non importa se il tuo capolavoro cinematografico preferito è Viaggio a Tokyo o Fast and Furious 5, Parasite ha qualcosa per te. Cioè, non solo qualcosa, moltissimo.

Dicevamo, niente anticipazioni sulla trama, che è meglio. Ma sappiate che dentro Parasite potete trovarci tantissime cose, tantissimi temi diversi, soprattutto tutte le ansie dei nostri tempi. Le disparità sociali ed economiche, i rapporti familiari, i problemi del clima, persino l’ombra della guerra. Ci sono dentro discorsi enormi e discorsi microscopici, e però a tutte queste cose ci pensi solo dopo che il film è finito, perché durante, non c’è tempo di pensare, solo di guardare. E poi a pensarci, anche il film è come se avesse dentro un sacco di film diversi: thriller, commedia, horror. E appena ti stai adagiando nei tuoi stereotipi di genere, il film cambia e comincia a usare altre convenzioni. È un film super-pop e un film super d’autore, allo stesso tempo. Così come i suoi personaggi sono allo stesso tempo furbi e idioti, adorabili e odiosi, vittime e carnefici. Grande è la confusione sotto il cielo, e la situazione dunque è eccellente.

Non c’è alcuna confusione peraltro nella testa e negli occhi del regista Bong Joon-Ho, che qui fornisce una versione un po’ meno fantastica del suo cinema, che è quello che ci ha portato a bordo del treno fantascientifico di Snowpiercer, oppure a inseguire il maiale gigante di Okja. Ecco questa volta siamo con i piedi abbastanza piantati per terra, ma soprattutto è incredibile il livello di controllo che Bong Joon-Ho riesce a mantenere: la storia è sua, la sceneggiatura è sua, le inquadrature ovviamente sono sue, e tutto funziona come un meccanismo di alta orologeria. Un’arancia meccanica perfettamente sincronizzata. 

Ci sono pochi film che continuano a insinuarti dubbi sotto la pelle anche quando ormai sei fuori dalla sala. Parasite è uno di questi. È un film tanto di intrattenimento, quanto profondamente politico. Ti rende felice e allo stesso tempo ti disturba. Andare al cinema è ancora bellissimo.