Perché i film comici non vincono mai, agli Oscar?

di Michele R. Serra

Attualità - News
Perché i film comici non vincono mai, agli Oscar?

Si è parlato molto del difficile rapporto tra gli Oscar e la “diversità” (a partire dall’hashtag #oscarssowhite qualche anno fa), che è un modo come un altro per definire lo spazio offerto dal premio più importante di Hollywood alle persone che non sono, fondamentalmente, maschi&bianchi.

Esiste però, ancora oggi, un problema enorme e irrisolto per quel che riguarda la diversità a Hollywood. Potremmo chiamarlo diversità di genere. Ma non nel senso delle persone. Nel senso, proprio, dei film.

Eh già. È un fatto che se, ad esempio, fai un film horror, non prenderai oscar. Quando lo scorso anno Get Out di Jordan Peele si è portato a casa il premio per la miglior sceneggiatura originale, si è unito al tavolo di coloro i quali sono riusciti a vincere una statuetta con un horror. Non è un tavolo molto affollato.

L’unico a essersi aggiudicato un oscar come miglior film horror è il dottor Hannibal Lecter, nel 1992. Ovviamente l’Oscar se l’è portato a casa il regista Jonathan Demme per Il silenzio degli innocenti. Lecter probabilmente l’avrebbe mangiato. Ma davvero, contro gli horror agli Oscar sembra esserci una barriera invisibile. Non basta ad esempio neppure essere uno dei più grandi registi della storia americana, avere una storia scritta da uno dei più popolari scrittori della storia americana, avere uno degli attori protagonisti più iconici della storia di Hollywood.

Pensate che Shining non è stato nominato agli Oscar del 1982, e neanche Jack Nicholson per la sua interpretazione. Tutto si può dire di Shining, per carità, perfino criticarlo. Ma candidare Jack per il suo ruolo secondario in Reds di Warren Beatty e non per il film che ha scolpito la sua faccia nella storia del cinema, bè, possiamo considerarlo almeno lievemente miope.
E dunque, qualsiasi sia la ragione misteriosa, questa è la realtà. A Hollywood, e soprattutto a quelli che votano per gli Oscar, evidentemente, non piace avere paura. Ma c’è un’altra cosa che non gli piace, almeno sembra. E cioè ridere.

I film comici sono l’altro grande problema di genere degli Oscar. Neanche una nomination per Jeff Bridges e Il grande Lebowski, ad esempio. Ma neanche per i Fratelli Marx, i Monty Python – che vabbè, erano inglesi – o i Fratelli Zucker. Vedete voi se almeno una delle scene qui sotto non sono da Oscar…

Che si tratti di commedia o di vera e propria comicità grassa, l’Academy ha sempre reso la vita difficile a chi cerca di fare la cosa più difficile in assoluto, e cioè far ridere il pubblico. Nel caso, tra le due ha preferito storicamente le risate, come dire, a denti stretti, da Frank Capra a Woody Allen. Ma anche questo, in fondo, non è altro che un pregiudizio. Chi glielo spiega ai giurati che, dal punto di vista cinematografico, una piccola increspatura del sopracciglio destro di Bill Murray, al momento giusto, può valere quanto lo sguardo in camera più intensamente drammatico di Meryl Streep?

E dunque, dopo che ci saremo occupati della diversità di coloro che girano, scrivono, interpretano i film, bè a quel punto forse saremo pronti per sfondare un nuovo tetto di cristallo, per battere la peggiore discriminazione di genere. Quella contro chi fa ridere, e contro chi fa paura. Che poi, ridere e avere paura sono due delle cose più importanti tra quelle che ci fanno sentire, in fondo, vivi.