Pacific Rim

di Michele R. Serra

Recensioni
Pacific Rim

Esiste qualcosa di più bello dei robottoni?

Per tutti quelli che – come me – non sono mai stati granché prestanti dal punto di vista fisico, l’idea di avere a propria disposizione un corpo d’acciaio gigante, un guerriero robot da controllare comodamente seduti dentro quell’enorme testa di ferro, è una fantasia ricorrente. Per chi è nato dalla metà dei Settanta in poi, il mito del robottone è un pezzo di immaginario, cresciuto grazie ai cartoni giapponesi da Goldrake a Evangelion.

Ecco. Tutto questo per dire che quando si va a toccare pezzi d’infanzia di una generazione intera (anzi due almeno) bisogna stare attenti.

Pacific Rim ci gioca, con il mito dei robottoni, portando sullo schermo uno spettacolo che solo oggi possiamo finalmente vedere davvero, perchè la tecnologia lo permette: robottoni che combattono contro mostri che arrivano dal mare, proprio come faceva molti anni fa il vecchio Godzilla. Dunque.

Kaiju è il nome giapponese di quei mostri, Kaiju Eiga quel genere di film in cui i lucertoloni arrivano a distruggere le città. Roba giapponese, ok, ma che nel corso degli anni ha affascinato il pubblico di tutto il mondo. E, pare, anche il regista Guillermo del Toro.

Gioca con l’infanzia, Pacific Rim. Come se del Toro avesse preso i suoi giocattoli preferiti e li avesse usati per mettere in scena le più grandiose battaglie tra colossi che la mente di un bambino possa immaginare. Lo fa senza dubbio con l’approccio giusto: Pacific Rim è omaggio a una tradizione, a un filone di storie fantastiche che – ai tempi – lasciavano a bocca aperta anche senza effetti speciali digitali, grafica computerizzata e immagini in 3D. Cose che però adesso ci sono. E infatti del Toro le usa tutte quante, per vedere un po’ l’effetto che fa.

Che effetto fanno due colossi, uno di ferro e l’altro di squame, che si prendono a pugni in mezzo al mare? Mah, in realtà nessuno. Sono due colossi che si prendono a pugni in mezzo al mare. Punto. Non c’è niente dietro, solo il puro divertimento di stare a guardare. E per la prima ora di film, in effetti ci divertiamo. Però poi tutto diventa lungo.

Sopratatutto perché spesso il film finisce per suggerirti quello che succede, piuttosto che fartelo vedere. Così invece di capire bene come si muovono, come si picchiano robottoni e mostri, capisci che la cinepresa si muove velocemente nel buio, senti dei colpi, delle esplosioni, ma raramente si vede davvero. Vero che una volta si faceva così, perché non c’erano gli effetti speciali. Ma oggi io vorrei poterli vedere bene, perché si può fare. E insomma lo so, sono scelte. Non è che Pacific Rim sia brutto, anzi: ha tutto quello che deve avere un film di questo genere. Forse sono rimasto vittima di un eccesso di aspettative.