Pain & Gain

di Michele R. Serra

Recensioni
Pain & Gain

“Come te la passi, amico?”

“Oggi lavori sui deltoidi?”

“Ma tu di aminoacidi quanti ne prendi?”

Ah i discorsi da palestra, che nostalgia!

Oggi come oggi non siamo più nell’epoca d’oro del body building e degli steroidi, ma negli anni Novanta quella roba andava veramente forte. Almeno negli Stati Uniti. O almeno, così ci dice un regista americano, di quelli davvero americani fino al midollo, come Michael Bay, che sceglie proprio il mondo dei palestrati come ambientazione per il suo ultimo film, che si intitola Pain & Gain – Muscoli e denaro, e prende corpo (mai parola fu più appropriata) proprio a metà degli anni Novanta.

Miami, Florida. Tre amici, tre montagne umane si rendono improvvisamente conto che i loro muscoli forgiati in palestra valgono poco, rispetto ai soldi. Gli steroidi non pagano l’affitto, e neanche i divertimenti offerti dalla vita moderna. Quindi, è ora di far piovere i soldi. Non è questo, del resto, il sogno americano?
Se ci sono tre culturisti che vogliono soldi facili, prima o poi si renderanno conto che il modo più veloce per farli è sempre quello che conosciamo sin dal medioevo. Rubarli. Peccato che per farlo non ci vogliano solo muscoli, ma anche cervello. Ok, fine della trama.

Un regista che è abituato a fare le cose in grande, perché è lo stesso che ha girato Armageddon e Transformers, decide di fare un film “a basso budget” (sic): 25 milioni di dollari. Ok, per noi non è proprio basso. Stavolta invece di distruggere New York e Parigi con astronavi/alieni/robot giganti decide di distruggere l’America. Nientemeno. L’americano che va in palestra, si pompa i muscoli e poi sogna belle donne, macchine veloci e soldi a profusione. E magari la sera si va a vedere proprio un film di Michael Bay.

In questo film il mito della forza si riflette nell’arrivismo sociale, e il sogno della perfezione del corpo e del conto in banca che vanno di pari passo viene raccontato come un’illusione, spacciata dal sistema a dei poveri deficienti che da soli riescono a malapena a mettersi le dita nel naso. I culturisti del film siamo noi, temo.

Pain & Gain è un film che ha tutto (a parte forse le astronavi e i robot giganti). Ha uno stile perfetto e riconoscibile, come un dvd di aerobica girato da Tarantino, e un cast di facce e corpi altrettanto perfetti per questa storia: c’è Mark Whalberg, che torna a gonfiare pettorali e addominali come quando faceva la pubblicità delle mutande e si faceva chiamare Marky Mark, proprio nei famosi anni Novanta. Soprattutto c’è Dwayne Johnson aka The Rock, wrestler che – quando non si accapiglia su un ring con il John Cena di turno – si dedica al cinema con risultati niente male, visto che è diventato il nuovo mito del cinema muscolare di Hollywood. E e se continua così rischia davvero di andarsi a sedere sul trono ormai vacante di Schwarzenegger.

Ma torniamo al film. Credo sia la cosa più vicina alla definizione di “capolavoro” uscita da Hollywood quest’anno.