Papa, biberon e donne

di Marina Viola

Attualità
Papa, biberon e donne

Detto dal capo di una chiesa che non permette alle donne neanche di celebrare la messa, o di abortire quando decidono di non volere un figlio, o che se divorziano non possono ricevere la comunione, il suo discorso sembra quasi uno spiraglio di speranza per chi, come me, è stata cresciuta tra le donne e a sua volta cresce le donne del futuro.

illustration by Jasper Rietman, The New York Times

Dopo aver letto l’articolo sull’Unità che mi racconta quanto tutto d’un tratto la chiesa si accorga dell’importanza delle donne, cerco di informarmi su come siamo messe noi donne negli Stati Uniti. Apro il New York Times e eccolo lì, un articolo che parla proprio dell’attuale condizione femminile.

Dice la giornalista specialista in economia Catherine Rampell che negli Stati Uniti sono le donne a rappresentare il maggior numero di persone con lauree, master e dottorati compresi. E sono le donne a rappresentare il più alto numero di disoccupazione. Teorizza la giornalista che il problema lo si può trovare nella mancanza di regole che facilitano la maternità e orari flessibili. Questa discrepanza, continua l’articolo, ha degli effetti negativi sull’economia. Da uno studio fatto da alcuni economi dell’University of Chicago, pare che il 15-20% della crescita economica degli ultimi cinquant’anni sia dovuta alla presenza sul mercato di gruppi nuovi di lavoratori, tra qui le donne, in occupazioni che prima erano riservate soltanto agli gli uomini (dottori e avvocati, per esempio).

Aggiunge che nel 1990, su ventidue Paesi sviluppati, gli Stati Uniti erano al sesto posto per quanto riguarda il lavoro femminile, e che invece nel 2010 si ritrovano al diciassettesimo.

In parte, continua la Rampell, si possono puntare le responsabilità sul fatto che negli Stati Uniti come in altri Paesi, l’idea dell’assenza dal lavoro per paternità è ancora vista come uno stigma sociale. Dice infatti che per esempio in Svezia e in Norvegia molte ditte hanno introdotto un incentivo economico per gli uomini che rimangono a casa in paternità, e chi non lo fa perde i soldi. In Germania e in Portogallo, invece, è la donna a ricevere un incentivo economico se il marito rimane a casa a fare il suo dovere di padre.

Queste regole risolverebbero non soltanto un problema economico, dando alle donne più opportunità di avere delle carriere produttive e partecipare al miglioramento del Paese, ma anche (e soprattutto) insegnerebbero al sesso debole (leggi maschile) a essere più presente nelle faccende domestiche e famigliari. L’articolo termina parlando di un ultimo studio fatto in un’università canadese che ha concluso che la presenza maschile in casa ha prodotto ottimi risultati di parità domestica: gli uomini che hanno abbandonato temporaneamente gli uffici per fare il loro dovere di padri sono anche più partecipi nel cucinare o nel fare il bucato.

Ecco, adesso torno a papa Francesco che dice che le donne sono importanti, perché forse, economia e pannolini a parte, è arrivato il momento di farcela propria questa nozione dell’importanza delle donne. Forse è arrivato il momento di liberarci di questa paura delle donne, e dare loro lo stesso potere degli uomini che, se stiamo poi a guardare, non è che abbiano fatto poi sempre così un buon lavoro per cui possiamo continuare a fidarci. E forse cominciare da cambiamenti nel mondo religioso sarebbe un ottimo inizio, e un ottimo esempio di umanità.