Paper Beast, il videogioco-trip

di Michele R. Serra

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Paper Beast, il videogioco-trip

Belli, i giochi in realtà virtuale. Bello parlarne. Cioè, a parte il fatto che di tanto in tanto ti trovi davanti capolavori assurdi come Half Life: Alyx, il discorso della realtà virtuale offre sempre interessanti spunti di riflessione sul futuro del videogioco. E se me lo chiedete, io sono convinto che il futuro del videogame sia ancora questo: sbattersi sulla faccia un visore. Sperando che diventi sempre più leggero, sempre più wireless, sempre più immersivo. Impressione confermata dal fatto che molti visionari del videogioco continuano a lavorare sulla realtà virtuale.

Eric Chai, da Another World a Paper Beast

Visionari come Eric Chahi, il game designer che ormai trent’anni fa (no, 29, per la precisione), ci ha regalato uno dei giochi più belli dei Novanta. O se non altro più rivoluzionari: Another World. Quasi trent’anni dopo, Chahi si è messo a giocare con la realtà virtuale e ha scritto questo Paper Beast, un gioco che consiste in un viaggio su un pianeta sconosciuto abitato solo da animali che sembrano fatti di carta. Robe simili a dinosauri, o a tartarughe, o a vermoni. Un’ambientazione super affascinante, ancora di più nel momento in cui, a mano a mano che procedi nel gioco, ti rendi conto che si tratta della costruzione di un vero e proprio ecosistema, in cui le specie animali e vegetali interagiscono legate tra loro in modo inestricabile. Tra l’altro, si dovrebbe trattare di un ecosistema virtuale creato da un algoritmo, per cui in pratica Paper Beast è tipo un metavideogame VR… ma non voglio tediarvi. Sappiate solo che per procedere nel gioco è necessario osservare il comportamento di questi animali e capire come usarlo a proprio vantaggio. Etologia videoludica? Una specie.

Un trip in forma di videogame

Visto che abbiamo citato Alyx, si può dire che questo gioco sia il contrario, proprio dal punto di vista dell’esperienza: dopo neanche un’ora di gioco si capisce che in fondo questa natura aliena non ci è ostile, e quindi non si crea alcun senso di ansia, ma al contrario quasi una sensazione di pace. La cosa più bella di questo gioco, però, è che è effettivamente un trip. Credo che una delle caratteristiche più importanti di un videogame in realtà virtuale sia la capacità di stimolare la corteccia visiva fino a immergerti davvero in un altro mondo. Paper Beast lo fa, quindi: missione compiuta.