Parare o non parare, questo è il dilemma

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
Parare o non parare, questo è il dilemma

Un piacevole turbamento di meraviglia s’impadronì di me, intensamente, quando udii la sua schietta affermazione.

Mi meravigliai, sì. Come quando da bambino prima che iniziasse la notte una voce avvolgente e profonda mi leggeva la storia di “Zanna Bianca” e io, per eccesso di meraviglia, non sapevo addormentarmi.

Lei ama dormire e io amo che lei mi dica che ama dormire; è così che vanno le cose. Il fatto che lei ami dormire riesce ad occupare la mia attenzione tutta, in un certo qual modo. Per molti potrebbe avere un significato insignificante che qualcuno confessi il suo folle amore per Morfeo.

Io lo capisco che vi è una certa incredulità nel sapere che a qualcuno possa interessare che lo svago primo di una persona sia quello di dormire.

Sarà il profumo con cui me lo disse, sarà per via degli occhi carichi di aspettative con cui mi guardò mentre me lo disse, resta il fatto che vi fu un certo effetto che sfuggì le mie protezioni e s’infilò nella mia attenzione quando lei mi svelò il suo amore per il sonno.

Indove sto andando a parare? Vorrei parare come Donnarumma contro l’Udinese: incredibilmente, ma poi non riesco ad avere il suo colpo di reni.

Ripensandoci: io davvero vorrei parare come Donnarumma contro l’Udinese?

Se avessi parato le mie emozioni nel preciso momento in cui io appresi la galeotta notizia, ossia quando lei mi ebbe svelato che ama dormire, se avessi parato le mie emozioni a mo’ di Donnarumma contro l’Udinese non avrei provato quel sentimento di meraviglia che trafiggendo le mie difese arrivava dritto dritto al nocciolo del mio cervello, il cervello del cervello. Non mi sarei trovato, insomma, in un gomitolo di concause.

Avviluppandomi gaddianamente, mi trovo a dover sostenere che Donnarumma abbia fatto una parata strepitosa. Nel medesimo momento, però, bisogna registrare l’amarezza di un gol negato.

Alla fin fine, osservando la scena, mi sembra che un gol mancato sia felicità e infelicità allo stesso tempo. Felicità del portiere e infelicità dell’attaccante. Il pallone non è altro che la più classica delle leggi fisiche: abbisogna di un più e di un meno per stare insieme, abbisogna allo stesso tempo di una persona felice e di un’altra infelice per esistere.

Il formaggio, in tutte le sue forme, continua ad essermi indigesto, come il pareggio a reti inviolate.