Piccola guida ai film di Venezia / parte

di Vera Trama

Recensioni
Piccola guida ai film di Venezia / 2° parte

In attesa che escano ufficialmente nelle nostre sale – per alcuni sarà necessario aspettare addirittura diversi mesi – vi segnaliamo i film che non dovete assolutamente perdere (e quelli che potete tranquillamente perdere) in modo che possiate inziare a segnarveli sull’agenda e a non prendere impegni per il weekend!

THE HUNTING PARTY – di Richard Shepard con Richard Gere e Terrence Howard, drammatico
Un giornalista in disarmo e il suo (ex) fidatissimo cameraman si mettono alla ricerca del più pericoloso terrorista bosniaco, ancora latitante a 5 anni dalla fine della guerra in Jugoslavia. Con l’intenzione di portare a termine un’impresa che né l’ONU né la NATO sembrano paradossalmente interessati a compiere: catturarlo…
Da vedere perché: l’intreccio è avvincente e la caratterizzazione dei personaggi accurata e non banale. Ispirato a fatti realmente accaduti, rievoca esplicitamente anche la caccia a Osama Bin Laden che gli Stati Uniti stanno conducendo senza alcun risultato ormai da 6 anni.
Da non vedere perché: è macchiato dai tipici “peccati originali” del Cinema Americano di guerra: sensazionalismo, eroismo ipertrofico e colpi di scena gratuiti e telefonati. Meno acrobazie e più verosimiglianza non avrebbero guastato.

IN THE VALLEY OF ELAH – di Paul Haggis con Tommy Lee Jones e Charlize Theron, thriller
Un ex militare dell’esercito americano perde il figlio, ritenuto scomparso di ritorno da una missione in Iraq, nel più brutale dei modi. Si mette allora alla ricerca dell’assassino trovando aiuto in una poliziotta molto più intraprendente e determinata a scoprire la verità di quello che il “Sistema” pretenderebbe da lei…
Da vedere perché: la sceneggiatura è molto solida e il taglio thriller rende la storia sicuramente più originale e appassionante rispetto a molte altre pellicole che si sono già occupate degli ‘scheletri nell’armadio’ dell’esercito statunitense. Ottime le performance degli attori, con un cameo di Susan Sarandon a completare il cast.
Da non vedere perché: l’elemento di denuncia rimane, come al solito, epidermico e non indaga la patologia della psicosi militare nelle sue cause, ma solamente nei suoi effetti. Si poteva osare di più, visto che le premesse per farlo (e per farlo bene) c’erano tutte.

SLEUTH – di Kenneth Branagh con Michael Caine e Jude Law, thriller
Diabolico gioco del Gatto col Topo tra un anziano e ricchissimo scrittore di gialli e il giovane amante della moglie, disposto a tutto pur di estorcergli il divorzio. Remake del film Gli Insospettabili di Joseph Leo Mankiewicz (1972), con lo stesso Michael Caine nel ruolo che oggi è di Jude Law.
Da vedere perché: la recitazione di Michael Caine è strepitosa e quella di Jude Law, per una volta, va oltre i suoi abituali standard da fotoromanzo per teenager. Un’ora e mezza di tensione, battute al fulmicotone e continui rovesciamenti di fronte a dimostrare che il “cinema di qualità” non è soltanto dollari ed effetti speciali.
Da non vedere perché: chi ama il cinema tutto dollari ed effetti speciali probabilmente si annoierà di fronte a una pellicola che mescola realtà e finzione secondo logiche e dinamiche volutamente teatrali utilizzando semplicemente 2 attori e una location.

NIGHTWATCHING – di Peter Greenaway con Martin Freeman e Emily Holmes, drammatico
Rembrandt trasposto (lui e i suoi quadri) su celluloide, cercando di sondare i misteri e i segreti di uno dei suoi più popolari capolavori, La Ronda Di Notte appunto, e portandone in superficie le profonde e drammatiche motivazioni politiche e sociali…
Da vedere perché: la fotografia è, coerentemente con il soggetto (e con la abituale poetica del regista), intessuta di chiaroscuri di grande impatto visivo ed emotivo.
Da non vedere perché: ha tutti i consueti difetti del cinema di Greenaway: ultramanierismo, simbolismo ermetico e lentezza esasperata. Più le immancabili nudità maschili e la consueta morbosità nell’approccio all’atto sessuale. Chi non ha amato le precedenti opere del regista di Newport difficilmente cambierà idea guardando Nightwatching

NON PENSARCI – di Gianni Zanasi con Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston, commedia
Corna, psicofarmaci, fallimenti economici, marito e moglie in rotta di collisione, prostitute, parolacce, cellulari, animali e l’immancabile ‘cucina interno notte’: tutti i peggiori clichè del “Nuovo Cinema Italiano” snocciolati dalla prima all’ultima scena senza l’ombra di un soggetto o di un plot. C’è proprio poco da ridere…
Da vedere perché: Valerio Mastandrea regge praticamente da solo tutta la baracca, anche se ormai alle sue ‘faccette buffe’ siamo abituati e ci piacerebbe che si decidesse a dimostrare che non sa fare solo quelle.
Da non vedere perché: tutto l’elemento comico del film si risolve in una manciata di situazioni fantozziane e in un paio di “Vaffa!”. Di battute memorabili, purtroppo, neanche l’ombra.

NESSUNA QUALITA’ AGLI EROI – di Paolo Franchi con Elio Germano e Bruno Todeschini, drammatico
Il figlio di un usuraio uccide il padre cercando di far ricadere la colpa sul suo maggior debitore. Seguono 102 minuti di primi piani in lacrime dei protagonisti e di sbadigli degli spettatori.
Da vedere perché: l’insonnia è diventato ormai un problema sempre più diffuso e questo film lo risolve in modo del tutto naturale e senza apparenti effetti collaterali.
Da non vedere perché: la sceneggiatura è stiracchiata, piena di luoghi comuni e, in alcuni frangenti, del tutto casuale (e se si vuole concentrare l’attenzione del pubblico sui risvolti psicologici del presunto plot, non si gira una scena assolutamente gratuita con un pene in erezione). Non bastasse, Elio Germano – che pure in Mio Fratello E’ Figlio Unico era stata una piacevole sorpresa – e Bruno Todeschini fanno a gara a chi recita peggio. Da evitare a tutti i costi, a meno di non soffrire, per l’appunto, di insonnia cronica.