Whole Lotta Red è un capolavoro (e forse un disco inutile)

di Redazione Smemoranda

Recensioni

Quando i figli ci chiederanno che musica si ascoltava nel 2021, la risposta sarà complicata.

Perché, beh… almeno una volta c’erano delle regole abbastanza chiare che ci guidavano. Da una parte la musica mainstream, quella che faceva i numeri e che era più facile da digerire, e poi dall’altra quella un po’ più strana, che rimaneva nell’underground. Adesso c’è Playboi Carti, che è allo stesso tempo mainstream e underground, di successo e assurdo. E allora facciamo un piccolo riassunto.

Playboi Carti da Soundcloud a Whole Lotta Red

Playboi Carti è stato uno dei pionieri del rap di Soundcloud. Nel corso degli ultimi cinque, sei anni, da lì sono nati una serie di fenomeni che hanno davvero cambiato il panorama della musica americana. Certo è sempre rap, è sempre trap, ma è molto più grezzo nel suono, più ripetitivo nelle melodie e nei concetti. Poi è pieno di parole che hanno diciamo un senso limitato. E soprattutto, ha una chiara attitudine che per brevità chiameremo punk.

Ecco, Playboi Carti è tutta questa roba qua. E con questa roba qua (che è strana quando la ascolti, c’è poco da fare) ha avuto un successo pazzesco. Per dire, un paio d’anni fa è stata rubata dalla sala di registrazione una sua strofa, un pezzo di questo album che era in lavorazione, ed è stata caricata su spotify in modo non ufficiale. Risultato: quel frammento è andato al numero uno degli streaming in mezza giornata. No, giusto per raccontare quale sia il livello di hype di questo artista.

Whole Lotta Red

Chiaro che le aspettative si alzano, quando hai questo tipo di successo, e così quello che facevi prima, quando eri appunto un simpatico fenomeno di internet, forse non basta più. Il nuovo disco di Playboi Carti si intitola Whole Lotta Red, e contiene tutto quello che potevamo aspettarci: tantissime canzoni, 24, quasi tutte brevissime, nessuna sopra i tre minuti, ma almeno 3 o 4 sui 50 secondi, davvero. Ora, per capire questa scelta artistica ricordiamo che Spotify paga uno stream all’artista se la canzone viene ascoltata per 30 secondi. E non solo: gli algoritmi di molte piattaforme di streaming tendono a calcolare se la canzone viene ascoltata per intero dall’utente, e se viene interrotta prima della fine, lo vedono come un segnale negativo, quindi mettono la canzone stessa meno in evidenza. Ecco dunque la formula dei 50 secondi: abbastanza per prendere i soldi, non abbastanza per farti skippare dall’utente.

Capolavoro o follia?

Ascoltare Whole Lotta Red significa farsi un sacco di domande. Tipo: è una ricerca artistica interessantissima, che decostruisce completamente il concetto stesso di canzone, oppure sono un mucchio di suoni fighi e di parole senza alcuna coerenza? Perché è vero che alcuni testi sembrano generati da un software che mischia parole a caso, ma è altrettanto vero che altri si appoggiano così bene su quei beat elettronici che, insomma, ti sfiora il dubbio. Forse è uno di quei tipici casi in cui la critica ha poco senso, e tutto diventa solo una questione di pelle. Che probabilmente è proprio l’obbiettivo di Playboi Carti.