Poltroncine numerate e rosse e polverose Veronica in 3D

di Veronica Janise Conti

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Poltroncine numerate e rosse e polverose – Veronica in 3D

Chissà chi li ha inventati gli occhialini per il 3D?

Poltroncina sala 5, fila N numero 11, rossa e polverosa. Rossa per saltarci e cantarci. Polverosa del mais già scoppiato, delle scarpe sullo schienale, delle pellicole passate.
Chissà se le hanno omologate per bene le poltroncine, quelli che le fabbricano? “Resistenti, resistentissimee!”

“Togli gli occhialetti…”

C’è solo la scia della luce del proiettore, il resto è solo il buio della sala. Solenne, silenzioso, emozionato. Facce di gente, corpi, i sorrisi dei ragazzi. Acqua , sudore. I baci. le scritte scivolose coi pennarelli indelebili sui corpi bagnati dal sole. Il Sole. Che come quella cazzo di Luna piena e bellissima sembrava più grande del solito, più infuocato. Come a dire “We, belli…voi fate festa, ci voglio essere anche io!” Le facce. LE FACCE!

“Ora puoi mettere gli occhialetti…”

Da piccola ho sempre pensato che quelli dei cartoni animati avessero inventato una macchina del tempo virtuale. Altre vite, altre epoche.O semplicemente il tuo passato. Tornare indietro ed essere trasportato da qualche parte, indossando solo un paio di occhialini con delle piccole lucine e dei fili attaccati. è stato come uno di quei vortici senza prospettiva nei cartoni,un attimo ed eri già lì… indietro di qualche tempo. Indietro fino a quel tramonto che non aveva voglia di smettere di essere così bello.
Gambe piegate sulla poltroncina numero 11 e quasi sembra di sentirle nude,a contatto con l’erba e la terra del Campovolo, vestite solo di quel paio di pantaloncini neri. E questo che cos’è? Sembra quel venticello. La musica che parte e arriva agli occhi.
C’è una sala intera che balla sulla propria poltroncina numerata e rossa e polverosa. Chissà quanti di quei cuori sono rimasti in Emilia?

Scorrono le immagini, che poi che scorrono non è vero perchè rimangono lì, ordinate, incancellabili.
“Per settimane in città si è parlato solo di quanto belli sono stati i ragazzi a Campovolo. Poi gli amici mi hanno chiesto ‘Che cosa vuoi di più da loro?’ ‘Niente’, gli ho detto.”

Occhiali da sole neri e fascetta rossa. Avete mai sentito urlare qualcuno al cinema, a parte per uno di quei dannati film horror?

Occhiali da sole neri e fascetta rossa sono io. E di quelli intorno a me ricordo la metà dei nomi ma quella sono io, quelli i miei compagni. Lì il mio spettacolo, lì il mio divertimento.
Lì l’avventura incominciata e terminata insieme a loro, quelli di Campovolo.
Lì un pò la mia vita… Come quando nel ’96 e negli anni a seguire la radio passava instancabilmente la mia “Macchina calda”, e io instancabilmente nel mio seggiolino in auto la cantavo.
Un pò la mia vita perchè poi quando alla musica decidi di aggrappartici, non lo decidi mai così…

Tolgo gli occhialini, asciugo le guance umide. “Era solo un sogno?”
Occhiali da sole neri e fascetta rossa, “No.”