Ponyo sulla scogliera

di Michele R. Serra

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Ponyo sulla scogliera

Una pesciolina (femmina) dotata di poteri magici, che vuole diventare una bambina umana. Sembra un po’ la Sirenetta (o Pinocchio?), ma in realtà è solo uno spunto: nel nuovo capolavoro di Hayao Miyazaki c’è ben di più. Come era lecito aspettarsi, ci sono una serie di sequenze che mozzano il fiato, visioni (in tinte delicate) che farebbero invidia a Timothy Leary e che – davvero, non è retorica – riescono a farci tornare bambini. O rimanere bambini, visto che principalmente a loro sembra dedicato il nuovo film del grande cineasta giapponese, premio Oscar nel 2001 per La Città Incantata.

A proposito. La sezione “film d’animazione” prevista dall’Academy ormai è veramente pleonastica: chi ha il coraggio di dire che c’è più cinema dentro l’allegra paraculata The Millionaire, rispetto al vincitore della sezione animata Wall-E? E forse qualcuno è davvero convinto che A Beautiful Mind (vincitore del premio per il miglior film nel 2001) possa reggere il confronto con il citato capolavoro miyazakiano? Ridicolo. Quanto le polemiche sugli Oscar, me ne rendo conto. Ma scriviamolo chiaro e tondo: sono i film d’animazione, quelli davvero capaci di fare progredire il cinema in questi anni Zero (Ratatouille!).

Ma, tornando a Ponyo sulla scogliera: stavolta, niente rivoluzioni. Piuttosto, un film per bambini, indubbiamente: una favola meno complessa, più lineare (e facile da seguire anche per il pubblico occidentale) rispetto alle pellicole precedenti di Miyazaki. Tuttavia, sarebbe un peccato lasciarla solo ai piccoli. Non solo per lo spettacolo visivo messo in scena dallo sforzo produttivo dello Studio Ghibli, ma per i molti piani di lettura che offre: si parla di rapporti familiari, del passare del tempo, delle fasi della vita, di genitori assenti. Ovviamente, non poteva mancare una tematica ecologica, intesa in senso quasi new age: lasciate in pace il mare (e la natura), lui vi ringrazierà e vi accoglierà. Al contrario, spezzate l’equilibrio e la reazione sarà violenta. Karma universale, praticamente è questo il tema di Ponyo. Roba da vecchi fricchettoni.

Dentro Ponyo non c’è un minuto di computer grafica: Miyazaki dice che il cinema d’animazione si fa a mano, con matite e pennelli. Visto il risultato, non possiamo che dargli ragione.