Post Pink. 9 fumettiste ci parlano di noi

di Alessia Gemma

Recensioni

Troppo secche, troppo grasse, troppo incinte, troppo poco incinte, troppo femmine, poco femmine, troppo vogliose, troppo poco vogliose, troppo scoperte, troppo celate, troppo audaci, troppo poco audaci, troppo affamate, troppo poco affamate, troppo single, troppo in coppia, troppo isteriche, troppo placide, troppo romantiche, troppo poco romantiche, troppo materne, troppo zero materne, troppo consapevoli, troppo poco consapevoli, troppo incazzate, poco incazzate, troppo truccate, troppo poco truccate, troppi tacchi, pochi tacchi…

Il genere femminile è il sesso degli opposti, siamo sempre state per la società e poi per noi stesse troppo poco o troppo tanto. Un’autocritica e un giudizio altrui continui. Una fatica che il genere maschile si è risparmiato, vedi banalmente la questione peli. Dalle origini: troppo Eva o troppo vergine Maria… comunque ‘na fatica!

Post Pink a cura di Elisabetta Sedda, Feltrinelli Comics

Post Pink è un libro femminista (che ATTENZIONE, non significa, MAI, rompicog**oni), nel senso che affronta con consapevolezza le questioni di genere in 9 temi introdotti da una sapiente, chiara e concisa analisi delle questioni fatta da Elisabetta Sedda. La prefazione è di Michela Murgia che ci dice che uno sguardo condizionato da un’unica narrazione (quella maschile ma anche quella femminile che fa di sé) non si cambia da un giorno all’altro ma abbiamo cominciato a dire che siamo desideranti, non solo desiderate, narranti, non solo narrate.

“Ciascuno cresce solo se sognato, diceva quel grande educatore che è stato Danilo Dolci, ma per le donne – che sognate in fondo lo sono da sempre – è stato necessario qualcosa di più: per cominciare a esistere nel nostro stesso immaginario abbiamo dovuto diventare capaci di sognarci fuori dai sogni degli uomini e cambiare completamente di prospettiva, consapevoli del fatto che per secoli ci siamo guardate l’un l’altra vedendo solo quello che avrebbe visto un uomo. Questo fanno le narrazioni: ti impongono lo sguardo sulla realtà e anche se gli occhi rimangono i tuoi, i parametri con cui osservi non ti appartengono più. È il motivo per cui di storie ne servono molte, moltissime, per non diventare schiavi di un solo punto di vista sulle cose.” Michela Murgia

I nove temi sono illustrati, spiegati e meglio fissati nella nostra testa dai tratti e dall’esperienza di 9 fumettiste che in comune hanno la… matita.

1. Corpo di donna, affrontato da Sara Menetti.
Il corpo che viene prima della donna, costantemente esposto al giudizio.
Il corpo della donna durante la gravidanza che si trasforma repentinamente gettando la donna spesso in uno stato di paura e confusione. Il corpo della donna che sfugge al controllo e sembra subisca un esproprio perché eccessivo è il controllo esterno.

2. Le mente e il sogno, affrontati da Alice Socal.
Essere individuo prima ancora che femmina è un compito ancora arduo perché tendono da bambine prima a insegnarci la femminilità accettata. Alice Socal sonda l’inconscio femminile che si libera nel sogno. Un pezzo estremamente onirico dove la fame di cibo si mescola agli appetiti erotici e tutto viene reso social dal desiderio di cuoricini su Instagram ammantando il racconto di estremo disagio.

3. L’istinto femminile, affrontato da Margherita Morotti.
Spesso si presume che la donna abbia un istinto innato che modella un’indole data per accogliente, tollerante, paziente, amorevole, sensibile, pronta al sacrificio. Ma col ca**o!
Questo presunto istinto femminile è il prodotto del lungo condizionamento alla sottomissione. Molte donne non sono e non vogliono neanche essere accoglienti, tolleranti, pazienti, amorevoli e pronte al sacrificio per statuto. Così come molti uomini non sono e non vogliono essere padri, né capifamiglia. Solo escludendo un pregiudizio sull’indole di ciascuna di noi si pongono le basi per l’uguaglianza di genere. Margherita Morotti nel suo racconto renderà paradossali gli effetti di questi pregiudizi sull’indole femminile.

4. L’occhio giudicante, affrontato da Sara Pavan.
Il giudizio maschilista spesso applicato da donna a donna perché entrambe calate in un contesto sociale e in una cultura che le ha abituate così e che ha ostacolato una coscienza femminile collettiva. Alcuni dicono che il peggior nemico delle donne sono le donne. Non è vero.

5. La bocca, affrontato da Alice Milani.
Quando una donna viene stuprata spesso non lo racconta né denuncia perché troppi sarebbero i problemi da affrontare: il giudizio degli altri, il sospetto che la vittima, lei, stia mentendo o peggio che abbia provocato “la voglia” dello stupratore… Meglio chiudere la bocca? Questo il quesito che ci lascia Alice Milani dandoci comunque la risposta.

6. Il Cuore, affrontato da La Tram.
Il vero amore per una ragazza spesso non coincide con la voglia di matrimonio o di stare in coppia, di creare una famiglia e di avere figli. L’amore della protagonista di La Tram per esempio non è in un matrimonio come imporrebbe la madre ma è per sé stessa, per i suoi desideri, le sue ambizioni, la sua voglia, la sua vita. Una storia di forza e coraggio per una scelta che dovrebbe essere solo appoggiata e invece…
Una scelta, quella dell’amore per se stesse, che dovrebbe essere personale e invece è quasi sempre una questione familiare.

7. Gli organi femminili, affrontati da Silvia Rocchi.
Il pregiudizio sessuale: il corpo della donna visto come veicolo passivo e mero ricettore, per anni considerato “un vuoto da riempire”. Silvia Rocchi racconta una storia del passato di una donna vittima di queste “teorie” e ritenuta isterica perché non amava il marito impostole che la farà rinchiudere per questo in un manicomio. Questa storia viene poi traslata nel presente per una considerazione sulla consapevolezza del piacere…

8. Il piacere, affrontato da Cristina Portolano.
L’orgasmo femminile raccontato da una badessa nel medioevo davvero esistita, Ildegarda di Bingen, proclamata santa e dottore della Chiesa. Cristina Portolano riprendendo delle potentissime immagini di studio di Ildegarda di Bingen esalta le sue teorie inscenandole nell’atto della masturbazione e del piacere che diventa metafisico e ascensionale. Sì, nel racconto la badessa si spoglia e si masturba diventando ancora più mistica.

9. La femminilità, affrontata da Fumettibrutti.
La femminilità, “che fatica per donne prive di grazia e senza il Signore” ci dice Fumettibrutti, donne che non negano, anzi godono, del loro corpo di donna. Ma a femminilità come costrutto sociale, pieno di atteggiamenti, ruoli, tratti fisici e comportamenti che devono essere il contrario di quelli dell’uomo… Che fatica, appunto!

Il libro chiude con una bibliografia molto interessante per chi volesse approfondire le questioni affrontate. Sarebbe bellissimo se fosse almeno un uomo a volerlo fare!

Post Pink è pubblicato da Feltrinelli Comics e potete acquistarlo qui.