I cowboy del Potere del cane? Sono pazzi!

di Redazione Smemoranda

Recensioni

I Golden Globe sono il secondo premio più importante del cinema americano, quelli che poi lanciano la volata agli Oscar. Quest’anno sono stati consegnati un po’ in sordina e senza nessuno show, per colpa di una combinazione di covid + scandali vari. Però il film che ha vinto il premio più importante è un gran film: si intitola Il potere del cane, è un western della regista Jane Campion, e si può streammare su Netflix.

Non ci sono più i cowboy di una volta

Eh no, non ci sono più i cowboy di una volta, dobbiamo rassegnarci. Prima Brokeback Mountain, poi Clint Eastwood che ci dice che tutta quella storia del maschio alfa era un’idiozia, Quentin Tarantino e i fratelli Coen che alternativamente rovesciano il genere western e poi lo omaggiano… insomma, di western classico al cinema ce n’è rimasto zero. E adesso, ci si mette pure un’altra grande regista, Jane Campion.

Che poi l’incipit del suo ultimo film, Il potere del cane, è in realtà classicamente western. Nel senso che: il racconto è ambientato nel Montana degli anni Venti, e quindi ci siamo. Attorno a un ranch dei fratelli Burbank, che sono due cowboy, quindi ci siamo anche qui. Poi però… non arrivano gli indiani, ma una donna. Nel senso che uno dei due si innamora della vedova Rose, che gestisce un piccolo ristorante della zona cercando di sopravvivere. L’altro fratello invece no. Nel senso che lui è un cowboy tutto d’un pezzo, un uomo che non deve chiedere mai, insomma un bastardo. Oppure, se volete usare un’espressione moderna, è un esempio di quella che oggi gli americani chiamano “mascolinità tossica”.

Western? No, thriller

L’arrivo al ranch di Rose, e soprattutto di suo figlio poco più che adolescente, non piace affatto a questo personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch, che fra l’altro è strano perché in questo stesso periodo è in sala anche nei panni del Dottor Strange della Marvel, quindi a ogni scena mi aspettavo che cominciasse a sparare raggi magici dalle mani. Ma forse questo è solo un problema mio. Comunque, questo non è un film di supereroi, ma un vero dramma, un dramma che – più che psicologico – sarebbe corretto definire psicotico. In pratica è un thriller quasi privo di azione, un western dove quasi non si spara, eppure è tutto tesissimo.

Quando finite di vedere Il potere del cane, vi rimane l’idea che no, i cowboy di una volta proprio non esistono più. Quelli di oggi sono strani e ambigui, perché il western è cambiato. Ma, almeno quando lo fanno gli americani, il western ha ancora molto da offrire al cinema.