Una nuova arma contro l’HIV: la PrEP

di P.V.

Giù la Maschera - Storie di Smemo
Una nuova arma contro l’HIV: la PrEP

Gli strumenti per prevenire l’HIV sono molti, tra questi il preservativo è sicuramente il più conosciuto e il più usato. È poi molto importante fare il test per l’HIV regolarmente, se si ha una vita sessuale attiva. Il test permette di scoprire l’infezione da HIV e di cominciare la terapia il prima possibile. La terapia da una parte blocca il progredire dell’infezione e dall’altra impedisce che l’infezione stessa venga trasmessa ad altre persone: se la terapia è efficace dopo qualche mese il virus non è più rilevabile nel sangue, ed è stato dimostrato che se il virus non è rilevabile non è neanche trasmissibile.

Cos’è la PrEP?

C’è però un altro strumento, che è stato scoperto più recentemente e sul quale è il caso di fare un po’ di chiarezza: la PrEP, che sta per Pre-Exposure Prophylaxis (profilassi pre-esposizione) e comporta l’assunzione di un farmaco, ma in questo caso da parte di persone che non hanno l’HIV. Il farmaco in questione (composto da emtricitabina e tenofovir e noto sotto il nome commerciale Truvada) si distribuisce nelle mucose e impedisce al virus di moltiplicarsi, proprio lì dove altrimenti avrebbe inizio l’infezione. Quindi, in caso di esposizione all’HIV durante un rapporto sessuale, l’infezione viene bloccata sul nascere, e non avviene.
Semplice, no?
Per funzionare a dovere, però, la concentrazione del farmaco deve essere abbastanza alta al momento della possibile esposizione, quindi l’aderenza alla terapia è fondamentale. Ci sono due modalità di assunzione per la PrEP, ugualmente efficaci. Si può prendere una pillola al giorno tutti i giorni, oppure – al bisogno – una dose prima di ogni rapporto sessuale e altre due dosi nei due giorni immediatamente successivi. L’assunzione al bisogno però non è indicata per le donne, in quanto con questa modalità non c’è sufficiente concentrazione del farmaco nella mucosa vaginale.

Gli effetti collaterali della PrEP

La PrEP è comunque un farmaco, con possibili effetti indesiderati: nausea, diarrea, stanchezza e disturbi del sonno compaiono in una frazione delle persone che usano la PrEP, di solito solo nelle prime settimane. Più a lungo termine invece il tenofovir può portare ad una riduzione della funzionalità dei reni o della densità delle ossa. In entrambi casi, però, il danno è graduale e reversibile: basta smettere il farmaco per far tornare tutto come prima. Per questi motivi è sempre consigliabile essere seguiti da un medico, e soprattutto: la PrEP non è una pillola che sostituisce il preservativo. La PrEP, infatti, protegge solo dall’HIV, mentre il preservativo protegge anche da altre infezioni sessualmente trasmissibili. Quindi se si è in PrEP e si hanno rapporti senza preservativo, bisognerebbe almeno anche vaccinarsi per epatite A e B, per il Papilloma Virus e fare regolarmente i test per le altre infezioni sessualmente trasmissibili. Quindi, certo, il preservativo rimane l’alternativa più semplice ed economica.
Anche perché la PrEP richiede una corretta aderenza alla terapia, e non tutti sono così precisi nel seguirla. Le statistiche ad esempio hanno mostrato che i più giovani hanno più difficoltà degli adulti a prendere il farmaco regolarmente. Tenuto conto di questo, la PrEP è senza dubbio uno strumento di prevenzione adatto a tutti e, con i dovuti accorgimenti, anche molto efficace. Ma il preservativo non è destinato ad andare in pensione, ancora per molto tempo.

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