Il processo ai Chicago 7 è molto americano

di Redazione Smemoranda

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Il processo ai Chicago 7 è molto americano

Cominciamo, doverosamente, dalla storia, perché è vera: siamo nel momento più caldo dell’estate del 1968, quella dell’uccisione di Martin Luther King e di Bob Kennedy, delle rivolte. A Chicago si sta svolgendo la convention democratica. I movimenti della varia galassia che comprende hippie, pacifisti, studenti, attivisti neri, insomma tutti coloro che qualcuno potrebbe definire “sinistra extraparlamentare”, si uniscono per quattro giorni di proteste. Va a finire molto male, con violenti scontri con la polizia, centinaia di feriti, oltre seicento arresti. In conseguenza di quegli scontri, sette leader dei movimenti di protesta vengono arrestati e processati per cospirazione contro gli Stati Uniti.

La trama del film disponibile su Netflix

Il processo ai Chicago 7 racconta quella storia, ma l’altro elemento importante per capire il film è chi la racconta, perché regista e sceneggiatore insieme è Aaron Sorkin, che rappresenta in qualche modo la quintessenza dell’autore hollywoodiano moderno. Aaron è partito dal teatro e negli ultimi trent’anni ha portato sullo schermo storie di ogni genere, da Codice d’Onore a The Social Network. E non solo grande schermo, perché in televisione ha firmato serie fondamentali come The Newsroom, sul giornalismo, e The West Wing, sulla politica. Ogni storia di Sorkin è una grande storia, e soprattutto è una grande storia americana. Che è il suo bello, ma può anche essere il suo limite, magari, agli occhi di uno spettatore europeo.

E così anche Il processo ai Chicago 7 è una storia molto americana, con gente che dice cose molto americane, e come sempre nei film di Sorkin l’importante non è tanto l’aderenza alla storia vera, ma il trasformare quella storia in un grande show e in tante parole. Di parole, come sempre, ce ne sono tantissime, e l’abilità di Sorkin è quella di saper alternare grande magniloquenza, toni epici e tragici con momenti di ironia davvero terra terra. E insomma, bisogna accettare le regole del suo gioco, non pensare che il film sia troppo verboso e tutto sommato troppo perso dentro le sue stesse parole. Se vi piace questo l’idea di un film molto teatrale – e in qualche modo molto americano – le soddisfazioni non mancheranno.