Quarantena e grammatica: si può fare!

di Redazione Smemoranda

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Ricordate la prof. Teresa K. Vanalesti e le sue 10 mosse contro la noia da quarantena? Se la risposta è no, potete scoprirle qui; se la risposta è sì, un applauso con standing ovation! Oggi però niente noia, si parla di grammatica e quarantena.

Quarantena e grammatica: si può fare!

di Teresa K. Vanalesti

Voi direte: pietà di noi! Invece no, ve lo prometto. Partiamo da qualcosa di facile, anzi di facilissimo: le tre coniugazioni verbali, -are -ere -ire. Fin qui tutto bene, roba da seconda elementare, se non fosse che siamo in quarantena e abbiamo molto tempo a disposizione.

Il tempo per toglierci qualche curiosità, per esempio. Vi siete mai chiesti come si sono formate le nostre coniugazioni? La domanda non è oziosa perché i verbi sono nostri alleati importanti. Ci permettono di pensare e dire tante cose, quello che ci accade, chi siamo, come stiamo, che cosa facciamo o ci vien fatto, quindi conoscere la loro storia significa, in fondo, diventare più consapevoli di noi stessi.

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Il punto di partenza è sempre il latino, che ha ben quattro coniugazioni: -ĀRE -ĒRE -ĔRE -ĪRE. Cos’è successo dunque nel passaggio dal latino all’italiano? Semplice: la seconda e la terza coniugazione latina si sono fuse in un’unica coniugazione, la nostra seconda in -ere, che presenta, infatti, la vocale tematica “e” ora accentata ora atona (es: vedére; leggere). Un’ultima cosa: le classi verbali più produttive, quelle cioè che oggi usiamo per formare nuovi verbi, sono la prima in -are e la terza in -ire (pensate ai verbi arrossare/arrossire), mentre la seconda è una classe fossile, che serve cioè ad accogliere i verbi di diretta derivazione latina. E ora, per finire, vediamole in attività queste tre classi.

Eccovi una lista di cose in -are -ere e -ire che io non farò mai più dopo la quarantena … (vedete come i verbi non mi abbandonano mai, ma al contrario danno sempre forma e voce ai miei pensieri? ah, se non ci fossero!) E voi? Stilate anche voi la vostra lista e sempre viva la grammatica!

15 cose che non farò mai più (dopo la quarantena)

1) declinare (un invito, un’uscita, un cinema, un teatro)
2) rimandare (un invito, un’uscita, un cinema, un teatro, ma anche il lavoro, le visite mediche e alle mie zie, gli appuntamenti, le scuse, le risposte, le domande, le decisioni)
3) impastare (qualunque cosa)
4) mancare (a mio figlio, a mia madre, a Stefano, agli alunni, agli altri, a Pasqua, a Natale, a Matera)
5) imprecare (contro il conto del parrucchiere, Porta Portese, il traffico di viale Marconi, il tram numero 8 alle 8 del mattino)
6) chiudere (mai più nulla, una porta, una finestra … nemmeno un cassetto!)
7) offendere (qualcuno, anche senza volerlo: siete tutti troppo importanti per me)
8) sospendere (qualsiasi attività, anche le più faticose, come la palestra per esempio … tanto più se ho già pagato per tutto l’anno)
9) friggere (è necessario anche se ho giurato che non sospenderò la palestra)
10) fingere (questo soprattutto: mai perdere tempo in finzioni che non siano letteratura)
11) blandire (la mia misantropia)
12) azzittire (la mia filantropia)
13) arrostire (qualunque cosa tra le mura domestiche)
14) impazzire (ovvero “incaxxarmi” per le stronzate)
15) uscire (meno di dieci volte al giorno)