Quando la satira è imbarazzante

di Marina Viola

Attualità
Quando la satira è imbarazzante

C’è un genere di umorismo che imbarazza l’ospite, spiazzandolo con domande a bruciapelo, anche offensive, ma non tanto da spingerlo alla fuga. Il più grande comico che ha fatto di quest’imbarazzo un’arte è Sacha Baron Cohen con il suo celebre Ali G. show, dove nei panni di finti giornalisti intervista persone ignare. Uno di questi “giornalisti” è Borat, un altro Ali G., un ragazzo bianco che vuole fare il gangsta-rapper, talmente esagerato da sembrare quasi vero: tuta di tre taglie più grandi, occhiali da sole, gioielli d’oro, tra cui l’anello a tre dita, linguaggio e gesti tipici dell’hip-hop.

Tra le sue interviste più famose c’è quella a Noam Chomsky, fervente critico del capitalismo e rinomato docente di linguistica, a cui Ali G. chiede se bilingue e bisessuale vogliono dire la stessa cosa. E quella a Naomi Wolf, una delle femministe più influenti americane, a cui confessa che quando fa sesso anale con la sua ragazza la chiama sempre ‘bitch’. Ma non ‘a bitch’ (‘una stronza), ma ‘my bitch’. Respect! (che poi è il suo motto).

Sulla stessa onda di satira, il comico americano Zach Galifianakis crea nel 2008 un suo programma, che appare nel sito ‘Funny or Die” ed è seguito da più di 6 milioni persone. Come Cohen, anche Galifianakis ospita persone famose, ma in uno studio televisivo a dir poco squallido. Il titolo del programma, Between two Ferns, significa infatti ‘tra due piante di felce’, piante palesemente di plastica, con davanti due poltroncine che neanche all’Ikea e un tavolino triste. Famosa è l’intervista a Justin Bieber a cui ha chiesto che regalino di McDonalds avesse scelto l’ultima volta con l’Happy Meal.

Questa settimana a Between the Ferns c’era un ospite d’eccellenza: Barack Obama, con il microfono attaccato alla giacca nera con un pezzo di scotch bianco. Nei giornali statunitensi non si parla d’altro. Pare che lo staff di Obama abbia pensato che una trasmissione come questa sarebbe stata l’ideale per poter parlare ai giovani di Obamacare, il suo programma di sanità nazionale a cui ci si iscrive online, ma che molti giovani hanno finora ignorato. D’altronde il presidente è apparso in molte trasmissioni presentate da comici e attori, e si è sempre sentito a suo agio, anche quando si facevano battute su di lui.

Il discorso fila, tranne che Galifianakis non è per nulla imbarazzato da Obama: lo presenta senza chiamarlo presidente, e il nome che appare in sovraimpressione è: Barack Obama (sp?), (e cioé che non è sicuro che si scriva così), e la descrizione è Community Organizer, il suo mestiere prima di diventare presidente.

Poi inizia e spara a zero: «Come ci si sente a essere l’ultimo presidente nero?» «Dove pensi di costruire la tua biblioteca presidenziale, alle Hawaii o in Kenia? Sappiamo tutti che sei nato in Kenia, perché non hai mai fatto vedere il tuo certificato di nascita» «Per che nazione tifavi alle Olimpiadi?». A ogni battuta che Obama tenta di fare, Galifianakis lo guarda senza ridere. Dalle tempie gonfie di sangue di Obama, si capisce immediatamente che non si diverte affatto.

Mentre finalmente dice quello che deve dire su Obamacare, Galifianakis continua a guardare l’orologio e lo interrompe dicendo che lui non può iscriversi perché non ha il computer o il telefonino, perché non vuole che il presidente legga i suoi messaggini. Insomma, crea quasi più imbarazzo che risate.

Chapeau a questo punto a Obama, direi, che mai e poi mai rivedremo su quegli schermi, anche se Tara McGuinness, che si occupa delle comunicazioni tra la Casa Bianca e il resto del mondo, ha annunciato su twitter che il sito Funny or Die è il sito più popolare per quanto riguarda le iscrizioni dei giovani a Obamacare. Mission accomplished.